Dove ci sono le donne le aziende del mondo del vino diventano più solide
WineNews si occupa della presenza delle donne del vino sempre più numerosa. Sono passati tanti anni dall’epoca di Francesca Colombini Cinelli, la Signora del Brunello, mentre oggi le donne sono presenti nel mondo vinicolo con ruoli importanti, a cominciare dalla figlia, Donatella Colombini Cinelli (nella foto con la figlia).
Non è un cambio di volto, ma di struttura: nel momento in cui il settore vitivinicolo italiano affronta mercati instabili, attacchi reputazionali e una complessità sempre più elevata, emerge con forza un dato che va oltre la rappresentanza e parla di efficacia organizzativa, perché dove cresce la leadership femminile le aziende del vino diventano più solide, più orientate al futuro e più attente al capitale umano. Lo evidenzia la ricerca “Il ruolo delle donne nella trasformazione dei modelli di governance e di leadership nelle aziende vitivinicole”, realizzata da Mib Trieste School of Management con l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, presentata in questi giorni a Vinitaly, basata sulle risposte di 152 imprenditrici e manager: uno studio che racconta il superamento del modello dell’imprenditore solo al comando a favore di organizzazioni più evolute, capaci di pianificare, delegare e lavorare sul lungo periodo.
Secondo i risultati, nelle imprese a guida femminile sono più diffusi ruoli chiari, sistemi di governance strutturati e processi decisionali condivisi, con una forte attenzione alla sostenibilità – indicata come priorità da oltre il 75% delle intervistate – alla valorizzazione del territorio, considerato un asset strategico da circa il 70% del campione, e a una visione strategica di lungo periodo adottata da più dell’80% delle imprese. Non solo prodotto, dunque, ma sistema di relazioni, identità e valore. Centrale anche il tema delle persone: retention dei talenti (per circa il 78%), formazione continua e qualità del clima interno emergono come vere leve competitive, mentre la competitività si sposta dalla sola performance produttiva alla capacità di attrarre e far crescere competenze.
Il quadro, tuttavia, non è privo di ombre. Persistono resistenze culturali e l’accesso ai ruoli apicali non è ancora equilibrato. In particolare, il mondo cooperativo appare ancora in ritardo, con una presenza femminile limitata nei vertici delle grandi strutture: un nodo critico e al tempo stesso un ambito cruciale su cui lavorare per il futuro del settore





