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Delitto di Garlasco, quel mondo in auto che tradisce l’apprensione di Sempio

Ariel Piccini Warschauer.

 «Non si può aprire. Spero che non ci siano». È il 15 maggio 2025. Andrea Sempio è solo nella sua auto, ma il silenzio dell’abitacolo è rotto da un sussurro febbrile, un soliloquio che i carabinieri catturano attraverso le microspie. Il giorno prima, i militari dell’Arma hanno setacciato la sua villetta di via Canova, portando via borse cariche di vita privata: agende, block notes, telefoni e, soprattutto, due hard disk.

È proprio su quei supporti digitali che si concentra l’ansia dell’uomo, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. La tensione, accumulata da quando il 27 febbraio gli è stato notificato l’avviso di garanzia, sembra aver raggiunto il punto di rottura.

Il timore del contenuto digitale

Il timore espresso a mezza voce da Sempio non riguarda solo l’indagine principale, ma sembra estendersi a ciò che la memoria informatica potrebbe restituire agli inquirenti. «Foto nell’hard disk? Spero che non ci siano», mormora tra sé, manifestando una paura che va oltre la strategia difensiva.

Cosa temeva Sempio? Forse tracce di un’ossessione, o semplicemente frammenti di un passato che sperava rimanesse sepolto nei circuiti magnetici di quei dispositivi. Gli investigatori, guidati dalla Procura, cercano la “pistola fumante” digitale: ricerche sul web, foto, o coordinate temporali che possano collocarlo con certezza in via Pascoli quella mattina del 13 agosto 2007.

L’ombra del carcere

Nei mesi successivi alla perquisizione, il profilo di Andrea Sempio appare quello di un uomo che sente il cerchio stringersi. Non è solo la preoccupazione per il materiale sequestrato a tormentarlo, ma lo spettro imminente della misura cautelare.

«Temeva di essere arrestato da un momento all’altro», riferiscono fonti vicine all’ambiente investigativo.

I suoi monologhi in auto rivelano un uomo che analizza ossessivamente ogni sua mossa passata, quasi a voler anticipare le mosse degli inquirenti. La perquisizione del 14 maggio ha segnato uno spartiacque: se prima l’indagine era vissuta come un atto dovuto, il sequestro dei due hard disk ha trasformato la pressione in angoscia pura.

Il materiale sotto la lente

Mentre Sempio si interroga nel chiuso della sua vettura, gli esperti informatici dell’Arma lavorano sui contenuti prelevati: Agende e Block Notes, per ricostruire spostamenti e contatti dell’epoca. Due Hard DisK, analizzati alla ricerca di file cancellati o cartelle criptate. Telefoni Cellulari per mappare la rete sociale e le comunicazioni recenti.

Il caso di Garlasco, che sembrava cristallizzato nelle sentenze contro Alberto Stasi, continua a vivere di queste nuove, inquietanti sequenze audio. Resta da capire se quelle “foto” temute da Sempio esistano davvero e se abbiano la forza di riscrivere, ancora una volta, la storia di uno dei gialli più intricati d’Italia.

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