Da quasi trent’anni c’è un appuntamento che il tempo non è mai riuscito a scalfire
Alessandro Manenti.
Da quasi trent’anni, puntuale come il ritorno delle stagioni, c’è un appuntamento che il tempo non è mai riuscito a scalfire.
Almeno due volte l’anno, quando l’orologio segna le 14:10, inizia una piccola magia. Non indosso un mantello e non possiedo alcun superpotere, eppure qualcosa dentro di me cambia.
È una trasformazione silenziosa, fatta di emozioni, di ricordi e di appartenenza. Per qualche ora lascio alle spalle la quotidianità e mi ritrovo immerso in una storia più grande di me, una storia che profuma di tradizione, di passione e di identità.
Fino a tarda sera cammino accanto a uomini e donne che, come me, custodiscono un frammento prezioso dell’anima della nostra città. E ogni volta provo lo stesso privilegio: non quello di essere protagonista, ma quello di essere parte di qualcosa che attraversa i secoli e continua a vivere nei nostri gesti, nei nostri sguardi, nei nostri cuori.
Perché ci sono emozioni che non invecchiano mai. E sentirsi, anche solo per un giorno, un piccolo tassello della storia della propria città è una di quelle





