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Esteri

Crescente insofferenza americane verso le avventure militari all’estero

Il direttore Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano prende spunto dalla sconfitta di Donald Trump alle elezioni americane di metà mandato per contestare le narrazioni sul presunto tramonto della democrazia statunitense. Il voto, osserva, si è svolto regolarmente e il presidente ha accettato, almeno per il momento, il risultato, dimostrando che le istituzioni e gli elettori conservano la capacità di limitare il potere della Casa Bianca. Per Travaglio, tuttavia, il successo democratico non rappresenta necessariamente una rinascita del partito, quanto piuttosto una sconfitta provocata dallo stesso Trump. Eletto promettendo di porre fine alle guerre e migliorare le condizioni economiche delle classi popolari, il presidente avrebbe tradito quelle aspettative trascinando gli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran, con pesanti conseguenze sui prezzi dell’energia e sul costo della vita. Secondo l’autore, gli elettori non avrebbero compiuto una svolta ideologica a sinistra, ma punito Trump per essersi allontanato dalle priorità economiche che ne avevano favorito l’elezione. I candidati democratici, concentrandosi su salari, bollette e difficoltà quotidiane anziché sulle grandi questioni internazionali, sarebbero riusciti a intercettare lo stesso malcontento che aveva alimentato il movimento MAGA. Travaglio attribuisce inoltre la sconfitta alle ambizioni geopolitiche del presidente e all’influenza delle componenti interventiste della sua amministrazione. La conclusione è rivolta all’Europa: sarebbe illusorio attendersi che la fine del trumpismo riporti gli Stati Uniti al tradizionale ruolo di guida dell’Occidente. Il voto, sostiene, segnala piuttosto una crescente insofferenza americana verso le avventure militari all’estero.

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