Chiti sul Monte dei Paschi: “Chi rassicura non è dalla parte di Siena”
David Chiti*.
Negli ultimi mesi si era vista una cosa che a Siena capita di rado: la politica che, invece di perdersi nei soliti riti e nei soliti silenzi, sembrava aver capito che il Monte dei Paschi non è un tema da trattare come un fascicolo qualsiasi, ma come un pezzo vivo della città. Una sintonia fragile, certo, ma reale. Per una volta si era intravisto un fronte comune, una volontà di difendere la banca e la sua identità. Non era perfetto, ma era qualcosa. E per una città che ha già visto troppe decisioni prese altrove, era quasi un segnale di risveglio.
Poi arriva la dichiarazione che rimette tutto in discussione. Carlo Cimbri, presidente di Unipol, si presenta come il grande rassicuratore e dice che la sede resterà a Siena, che non ci saranno licenziamenti, che lo spezzatino non è nei piani. Parole che sembrano fatte apposta per calmare le acque. Ma il punto è semplice: Unipol non è un arbitro. È partner di Intesa Sanpaolo, cioè di chi punta a prendersi MPS. Non è un garante dell’interesse di Siena. È parte di un’operazione industriale che ha obiettivi precisi e che non coincidono con quelli della città. È come se chi sta apparecchiando la tavola venisse a dirti che nessuno mangerà: difficile credergli, e sarebbe ingenuo farlo.
Il rischio è enorme e chiarissimo. Se questa operazione va avanti, Siena perde il Monte dei Paschi. Non con un annuncio improvviso, ma con un processo lento, silenzioso, metodico. Prima sparisce il marchio, poi la sede diventa una targa da tenere per tradizione, poi le attività vengono divise e assorbite. Il piano di crescita di Lovaglio viene liquidato come un’illusione. E tutto questo mentre la politica locale rischia di tornare a farsi male da sola per una foto, un titolo, un like. Bastano due protagonismi fuori posto per far saltare una sintonia che era stata costruita con fatica. È impressionante quanto velocemente si possa buttare via un lavoro che richiedeva lucidità e responsabilità.
Chi sostiene che la politica non debba entrare nel credito vive in un mondo che non esiste. Le autorità che vigilano sulle banche le nomina la politica. Il golden power lo esercita la politica. La tutela degli asset strategici dipende dalla politica. Non è un intruso: è l’unico soggetto che può difendere davvero MPS. Se la politica si tira indietro, altri occuperanno quello spazio. E non saranno certo mossi dall’interesse di proteggere Siena. Chi ha paura della politica nel credito dovrebbe avere molta più paura di chi vorrebbe che la politica stesse zitta mentre altri decidono tutto.
Il danno che rischiamo è devastante. Siena potrebbe perdere il Monte dei Paschi non perché non ci siano alternative, ma perché qualcuno si distrae, qualcuno cerca visibilità, qualcuno si accontenta delle rassicurazioni di chi ha tutto l’interesse a smontare la banca pezzo per pezzo. Quando una città perde la sua banca, perde una parte della sua anima. Non è una questione tecnica: è una questione di identità, di dignità, di futuro.
Per questo serve una linea durissima, senza tentennamenti, senza ingenuità. Bisogna smettere di credere alle parole di chi è coinvolto nell’operazione. Bisogna evitare che la politica locale si divida per sciocchezze. Bisogna difendere MPS con la stessa determinazione con cui si difende ciò che non si può perdere. Perché è questo che sta succedendo: qualcuno sta provando a entrare dalla porta di servizio, piano piano, senza fare rumore. E se Siena non reagisce, quando si accorgerà di quello che è successo sarà troppo tardi.
Se Siena non difende il Monte dei Paschi, nessuno lo farà al posto suo.
*David Chiti è presidente di Italia Viva


