Che cosa succederà ora è la domanda delle domande
Cosa succederà ora? E’ una domanda che ricorre da giorni dentro i corridoi di Rocca Salimbeni e non solo. Al di là della strenua difesa di Luigi Lovaglio, lo spostamento dei soci forti verso Intesa Sanpaolo rendeva di fatto impossibile un esito positivo per le due Ops mosse verso Banco Bpm e Banca Generali. Il Corriere di Siena prova a dare una risposta alla domanda, anche se è difficile visto i cambiamenti di opinione da parte di Intesa Sanpaolo come riferito da sfogliamo.eu in un articolo dei giorni scorsi.
Quindi, la bocciatura non è stata una sorpresa. E’ evidente che nell’immediato non ci saranno stravolgimenti, perché di fatto lo stop al piano Lovaglio non significa l’immediata approdo tra le braccia di Intesa. L’Opas deve ancora partire, anche ci sono pochi dubbi sulla riuscita. Nel mezzo c’è l’Antitrust, evocato da più parti come l’ultimo ostacolo (o l’ultimo appiglio, a seconda di dove si guarda la faccenda) in merito all’operazione. E’ altrettanto vero che Ca’ de Sass ha fatto incetta in queste settimane di autorizzazioni. Chi si oppone al piano orchestrato da Carlo Messina (nella foto), fa riferimento all’estrema concentrazione bancaria, ma con la chiamata in causa di Unipol, questa argomentazione perde un po’ di forza. Il perimetro degli sportelli per l’una o l’altra parte deve essere ancora definito nel dettaglio, ma la spartizione quasi paritaria sembra che possa reggere.
A quel punto la realtà guidata da Carlo Cimbri potrà iniziare a muoversi per la creazione del terzo polo, unendo quello che resta di Mps a Bper. Sono meccanismi complessi e che richiederanno tutto il 2027 per essere messi a regime. A quel punto il nuovo soggetto potrà entrare in campo. Il nome potrebbe essere ancora Monte dei Paschi di Siena, anche se la storia riparte da zero.





