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Certificazioni uniche sbagliate rischiano di far saltare il taglio del cuneo fiscale per milioni di cittadini

Non è solo un pasticcio burocratico, scrive Openonline, è una minaccia concreta per i portafogli di milioni di italiani. Come scrive Repubblica, una svista nella compilazione delle Certificazioni Uniche(Cu) rischia di far saltare il taglio del cuneo fiscale proprio ora che la dichiarazione dei redditi entra nel vivo. Il problema nasce da un codice errato inserito in una nuova sezione del documento fiscale: un’anomalia tecnica che, se non individuata in tempo, impedisce all’Agenzia delle Entrate di erogare il bonus Irpef a chi ne avrebbe pieno diritto.

Al centro della tempesta c’è la cosiddetta «casella 718». Con la Legge di Bilancio, il governo Meloni ha trasformato il taglio del cuneo da sconto sui contributi a vera e propria detrazione fiscale. Per calcolarlo, il sostituto d’imposta deve indicare se il reddito percepito sia compatibile con l’agevolazione. L’Inps, inizialmente, ha indicato per circa due milioni di posizioni — tra beneficiari di Naspi, cassa integrazione e maternità — il «codice 2», che di fatto esclude il contribuente dal beneficio. Dopo la denuncia dei Caaf Cgil, l’Istituto ha ammesso l’errore ricaricando le certificazioni corrette a partire dal 31 marzo, ma il rischio resta altissimo per chi ha già scaricato il vecchio modulo o per chi si affida ciecamente alla dichiarazione precompilata senza verificarne i dati.

Ma il caso Inps potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Secondo Monica Iviglia, presidente del Consorzio nazionale Caaf Cgil, le segnalazioni di incongruenze riguardano ormai diversi settori. Tra i più colpiti ci sono i precari della scuola, con errori sui giorni di lavoro dei supplenti temporanei, e oltre un milione di operai edili per i quali non è chiaro se l’indennità professionale dia diritto al bonus. Il problema è strutturale: se il datore di lavoro non corregge tempestivamente la Cu, il Caf non può intervenire d’ufficio e il cittadino finisce per pagare il conto dell’inefficienza altrui. Le cifre non sono trascurabili. Per chi guadagna fino a 20.000 euro il mancato riconoscimento può valere fino a 960 euro, mentre per la fascia tra i 20.000 e i 40.000 euro la detrazione massima sfiora i 1.000 euro. Una situazione incandescente che ha spinto la Cgil a scrivere al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (nella foto), chiedendo di azzerare le sanzioni per le aziende che rettificano i documenti. Attualmente, infatti, correggere una certificazione costa circa 100 euro a documento, un salasso che frena molti datori di lavoro dal rimediare all’errore. Il consiglio per i contribuenti è dunque quello di scaricare nuovamente la propria Cu dal portale Inps o di rivolgersi a un professionista prima di confermare la precompilata sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

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