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Caso Garlasco, la mossa di Stasi per la revisione del processo con l’alleanza della procura

Ariel Piccini Warschauer.

Diciassette anni dopo il delitto di Garlasco, la verità giudiziaria su Alberto Stasi vacilla sotto il peso di nuovi elementi tecnici. Quella che sembrava una parola fine, scritta con la condanna a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, rischia oggi di essere messa in discussione da una “battaglia di carta” tra procure e periti che potrebbe riaprire le porte del carcere di Bollate per l’ex bocconiano.

L’ultimo atto di questo infinito dramma giudiziario si è consumato ieri, quando i legali di Stasi, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, hanno formalizzato la richiesta di accesso agli atti integrali dell’indagine bis condotta dalla Procura di Pavia. Un’indagine che, clamorosamente, vede oggi al centro della scena un nuovo nome: Andrea Sempio.

L’asse tra i legali e la Procura Generale

Il colpo di scena non risiede solo nelle nuove prove, ma nel posizionamento degli attori in campo. Come emerge dagli ultimi sviluppi, la Procura Generale di Milano — rappresentata dal magistrato Francesca Nanni — sembra muoversi in una direzione che potrebbe favorire la difesa di Stasi. Se la Procura di Pavia ha ufficialmente chiuso le indagini preliminari che indicano in Sempio il possibile autore del delitto, la Procura Generale milanese potrebbe a sua volta chiedere la revisione della condanna di Alberto.

Si verrebbe così a creare una situazione processuale inedita: due binari paralleli che convergono verso la Corte d’Appello di Brescia, sede competente per i procedimenti di revisione.

La scienza che “legge” il passato

Il cuore della speranza di Stasi è racchiuso in quello che gli avvocati definiscono «consulenze scientifiche basate su tecniche allora non disponibili». Non si tratta di semplici opinioni, ma di dati oggettivi: le proiezioni antropometriche renderebbero compatibili le impronte dell’assassino con il piede di Sempio; e una nuova lettura delle tracce ematiche suggerisce una durata dell’aggressione a Chiara molto più lunga di quanto ipotizzato inizialmente.

Questa nuova tempistica dilatata renderebbe “insufficiente” l’alibi che portò alla condanna di Stasi, spostando l’ora del delitto in una finestra temporale in cui l’ex fidanzato non sarebbe stato presente.

Un equilibrio d’attesa

Nonostante l’ottimismo dei legali, che parlano di «speranze crescenti», la strada resta in salita. La famiglia Poggi rimane ferma sulla convinzione della colpevolezza di Alberto, sostenuta dalle ricostruzioni del processo d’appello bis del 2014.

Alberto Stasi, dal canto suo, attende dietro le sbarre. Per i suoi avvocati, l’uomo mantiene un «equilibrio che lo fa rimanere con i piedi per terra», consapevole che la battaglia dei periti sarà feroce. Mentre il procedimento a Pavia contro Sempio si avvia a un punto di svolta, il destino di Stasi è ora appeso a una Pec e al giudizio dei magistrati bresciani. La storia di Garlasco, forse, non è ancora finita.

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