Caccia ai carcerieri del 7 ottobre, eliminato il custode degli ostaggi di Hamas
Ariel Piccini Warschauer.
Un altro pezzo del puzzle del terrore di Gaza è stato cancellato. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) e lo Shin Bet (ISA), l’intelligence interna dello Stato ebraico, hanno assestato un colpo durissimo alla struttura logistica e militare di Hamas. Con un raid aereo di precisione chirurgica nell’area di Khan Yunis, è stato eliminato Anas Mahmoud Ahmed Hamdan, non un semplice miliziano, ma l’uomo ombra che per mesi ha gestito l’inferno dei rapiti israeliani.
Il braccio destro di Deif e Salameh
Hamdan era un comandante di compagnia della Brigata Khan Yunis, ma il suo vero peso specifico all’interno dell’organizzazione terroristica andava ben oltre il grado militare. Per anni è stato il collaboratore più stretto e fidato dei vertici assoluti dell’ala militare della fazione islamica: la mente del massacro del 7 ottobre, Mohammed Deif, e il capo della brigata locale, Rafaa Salameh.
Il suo compito principale era tanto delicato quanto macabro: gestire la prigionia degli ostaggi israeliani nascosti nei tunnel della Striscia di Gaza.
Il regista della propaganda dei rapiti
Le indagini dell’intelligence israeliana rivelano che Hamdan ha avuto un ruolo centrale non solo nel trasferimento e nella detenzione dei civili rapiti durante il pogrom d’autunno, ma era anche la mente dietro la spietata macchina della guerra psicologica. Era lui a filmare e documentare i sequestrati durante i drammatici passaggi di consegne alla Croce Rossa nell’ambito dei passati accordi di rilascio. Una messinscena mediatica orchestrata per ripulire l’immagine di Hamas, di cui Hamdan teneva le fila come responsabile della propaganda della Brigata Khan Yunis.
Un “professionista” del sequestro di persona con un lungo curriculum: prima del conflitto attuale, il terrorista si era già occupato della gestione della prigionia di Avera Mengistu, il cittadino israeliano di origine etiope trattenuto a Gaza dal lontano 2014.
La fine dei giochi
Negli ultimi tempi, Hamdan aveva ripreso il comando operativo sul campo, addestrando nuove cellule e pianificando attacchi diretti contro i soldati con la stella di Davide e contro i civili nel sud di Israele. Individuato dai servizi di sicurezza, il terrorista è stato neutralizzato prima che potesse colpire ancora.
L’eliminazione di Hamdan rappresenta un successo strategico fondamentale per il Comando Meridionale israeliano. Non si tratta solo di aver tolto di mezzo una minaccia immediata per le truppe sul terreno, ma di aver sradicato un tassello chiave della rete di protezione che per mesi ha blindato e nascosto i super-ricercati di Hamas. La caccia ai carcerieri del 7 ottobre continua, e il messaggio di Gerusalemme è chiaro: nessuno di loro può considerarsi al sicuro.





