Bruno Vespa apprezza lo spirito di collaborazione di Schlein con Meloni e non comprende l’asprezza di Conte
Il governo Meloni ha messo a segno un buon punto con l’abolizione del bollo auto e moto, pur con i suoi limiti, scrive Bruno Vespa sul Quotidiano Nazionale. Se lo avevano annunciato prima Silvio Berlusconi e poi Matteo Renzi senza peraltro applicare la misura, vuol dire che ne capivano l’importanza. Oggi l’imposta viene incassata dalle regioni che dovranno essere rimborsate dallo Stato. Giovedì sera a Porta a porta un ospite ha ricordato che il rimborso lascerebbe scoperto cerca un miliardo e 400 milioni, sottratti di fatto alla sanità pubblica. Ho chiesto chiarimenti a Palazzo Chigi e la risposta è stata: questi tagli sono stati esclusi.
L’opposizione ha detto che servirebbe ben altro e in campagna elettorale ci sta. In questi giorni, tuttavia, il problema di Elly Schlein è altrove. La segretaria del Pd ha proposto a Meloni di lavorare insieme su una strategia energetica e climatica, indicando alcuni temi essenziali per una spesa complessiva di 14 miliardi entro il 2028. Quattrodici miliardi sono la metà di una manovra finanziaria costruita in genere tra i 25 e i 30 miliardi. Cifra, dunque, purtroppo molto alta.
Ma lo spirito di collaborazione è apprezzabile (e la premier ha apprezzato) e sorprende che Giuseppe Conte abbia detto che “non ci sono le condizioni per collaborare con il governo” e Angelo Bonelli abbia definito “incomprensibile” la mano tesa da Schlein. Una aperta delegittimazione della leader più importante della coalizione. Conte aveva messo già in difficoltà la segretaria escludendo qualunque invio di armi a Kiev e niente appoggi a Zelensky, mettendo alla pari – al di là delle dichiarazioni di principio – aggressore e aggredito. È vero che Schlein il conflitto ce l’ha in casa, visto che Virginia Libero , leader dei giovani del suo partito, ha detto: “Non saremo noi soldati delle vostre guerre. E se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, noi organizzeremo i disertori”, ripetendo il refrain stantio e immotivato che le spese militari tolgono soldi alla sanità, agli affitti, ai diritti sociali e all’istruzione. “Non mi riferivo all’Ucraina”, ha chiarito poi. E allora a chi?
Ma ieri Conte è andato oltre perché il rifiuto dell’invio di armi all’Ucraina fa parte del programma di governo da presentare agli alleati. Sul quale, da ieri pomeriggio a domani, votano gli scritti al Movimento 5 Stelle. “Continuare a inviare armi a Kiev significa allontanare la pace”, dice Conte. Ha commentato Filippo Sensi, riformista del Pd: “Ho letto le proposte sull’Ucraina che deve votare il partito di Vannacci. Ah,no, non era Vannacci”. Anche a destra esistono contrasti. Salvini vorrebbe smetterla di inviare armi a Zelensky, ma ha firmato 14 pacchetti che le prevedono e continuerà a firmarli fino alle lezioni e anche dopo, se dovesse vincere di nuovo il centrodestra.
Nel campo largo non sarà difficile mettersi d’accordo su quasi tutto, anche sull’immigrazione che vede posizioni distanti. Ma non si capisce francamente quale possa essere la sintesi sulla politica estera che ormai è la carta d’identità di ogni Paese.





