Biffoni merita un risarcimento e ad Arezzo gli elettori di Donati potrebbero astenersi al ballottaggio
Francesco Ingordia su La Nazione ha intervistato il politologo della Cesare Alfieri di Firenze, Alessandro Chiaramonte, sulle elezioni comunali in Toscana.
Professor Chiaramonte, qual è lo spunto più interessante di queste amministrative?
“Se aggreghiamo alle Europee 2024 le Regionali 2025 e le ultime Comunali, vien fuori una supremazia nei rapporti di forza del centrosinistra sul centrodestra. Come dire: su scala nazionale la politica ha vissuto cambiamenti e stravolgimenti, ma in Toscana sta tramontando la fase dell’imprevedibilità. Non si tratta però del ritorno all’egemonia rossa tipica degli anni ‘70, ma neanche di una regione resa contendibile dalla sinistra quando in preda a crisi interne”.
L’esito di Pistoia farà da preludio al tramonto della stagione dei sindaci di centrodestra?
“Guardi, il risultato di Capecchi non è fuori scala, ma conferma un riallineamento storico politico. Vincere con dieci punti di scarto non dimostra una distanza abissale, ma la la forza di una candidatura che avrebbe potuto scatenare un potenziale conflitto interno al Pd, poi rientrato dopo le primarie. Il profilo di Celesti si è rivelato poco competitivo rispetto a Tomasi”.
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Il ‘buona la terza’ di Biffoni a Prato evidenzia un candidato più forte del suo partito e al contempo l’anno zero della classe dirigente della destra pratese che non ha saputo sfruttare il commissariamento del Comune?
“I due poli negli anni sono stati travolti da scandali di varia natura. Solo che nella peggior situazione possibile il Pd ha potuto tirar fuori la carta Biffoni. Che ha dimostrato di piacere a un elettorato non solo di sinistra: il suo consenso personale va aldilà dei confini della coalizione che l’ha sostenuto. Ventiduemila preferenze alle regionali dopo, a Biffoni credo spetti una sorta di risarcimento per tutto quel che non gli è stato dato alle regionali. Quanto successo nella formazione della giunta Giani ha lasciato intendere che non rientrasse nelle grazie della leadership regionale. Che si è poi riaffidata a lui per togliere a Prato le castagne dal fuoco”.
La sua lettura su Arezzo: tripolare e al ballottaggio nonostante l’exploit del civico Donati (ex Pd) al 20%?
“Il risultato del primo turno ricalca grossomodo quello del 2020. Con Ghinelli uscente al primo mandato che ottenne le stesse percentuali per poi prevalere al ballottaggio. Adesso il centrodestra parte favorito, dodici punti fra Comanducci e Ceccarelli non sono pochi”.
Il campo largo aretino e Marco Donati potrebbero apparentarsi. Ma accordarsi per non disperdere i voti, agli occhi dell’elettore, sarebbe sintomo di perdita di credibilità politica?
“Accordarsi per rimontare porterebbe in dote con la vittoria anche qualche seggio in più, ma dare indicazioni chiare comporta il rischio di non trovar seguito nel comportamento degli elettori. È finita l’epoca di un candidato che detta ordini ai seguaci senza contraddittorio. Anzi, è molto probabile che gli elettori in fuga da destra o da sinistra che hanno votato Donati al primo turno per la sua terzietà potrebbero scegliere di non seguirlo al ballottaggio”.
Capitolo Viareggio: anche qui ballottaggio, centrodestra senza simboli, e Marialina Marcucci ago della bilancia. Come finirà?
“Chi lo sa? Viareggio ha una storia molto complicata per la carica di sindaco. Quello è un territorio storicamente meno favorevole alla sinistra, ma stavolta l’esito è imprevedibile”.





