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Politica

Alta tensione sulla legge elettorale tra interessi di partito e personali

Paolo Mazzanti su InPiù commenta il dibattito sulla legge elettorale. Pare proprio che ieri il governo abbia rischiato la crisi sulle preferenze. E questo da’ la misura del terrore di molti parlamentari, soprattutto di Lega e Fi, che temono di non venire rieletti per l’avanzata di Vannacci e per la nuova legge elettorale “anti-pareggio” fortemente voluta dalla Meloni, che è personalmente favorevole alle preferenze mentre Tajani e Salvini non le vogliono. Così il centrosinistra si e’ infilato nel varco aperto nel centrodestra e ha presentato un subemendamento per reintrodurre le preferenze “pure” anche per i capilista che invece nella legge in discussione al Senato erano (e restano) bloccati, cioe’ scelti dai capi dei partiti. Fdi ha detto che avrebbe potuto votare il subemendamento per snidare il Pd che a suo giudizio le preferenze non le vorrebbe.
 
Ma questo annuncio di FdI ha mandato in tilt Fi che ha minacciato di far saltare il banco fino a mettere in crisi il governo. FdI e Meloni hanno abbozzato e alla fine hanno votato contro le preferenze “pure” beccandosi dalle opposizioni l’accusa di incoerenza, alla quale la premier ha replicato che lei comunque le preferenze le sta reintroducendo. Anche se sono preferenze farlocche, perchè coi capilista bloccati si stima che l’80% del futuro Parlamento sarà eletto senza preferenze. E resta lo scoglio della Camera, dove la legge elettorale dovrà tornare e dove c’è il voto segreto. Renzi sta già sobillando i potenziali franchi tiratori della maggioranza, che temono di non venire rieletti: con la nuova legge elettorale, ha detto il leader di Iv, avrebbero zero possibilità di tornare in Parlamento; con la legge attuale, avrebbero almeno un 20% di possibilità di tornarci.

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