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Il ministro della cultura Giuli licenzia il suo staff dopo il caso del docufilm su Regeni

Il ministro della cultura Alessandro Giuli licenzia il suo staff, tra cui il capo della segreteria tecnica Emanuele Merlino. Dopo i contrasti con il vicepremier Matteo Salvini e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco il ministro prende questa decisione.

Dietro la decisione nei confronti di Merlino, scrive Nicola Porro, ci sarebbe soprattutto la gestione del caso legato al documentario su Giulio Regeni. La vicenda aveva creato forte imbarazzo politico dopo il mancato finanziamento dell’opera da parte del ministero, con il Mic costretto successivamente a promettere correzioni e verifiche. Giuli, riferiscono fonti vicine al dossier, sarebbe rimasto irritato per quanto accaduto, convinto che la situazione fosse conosciuta all’interno della struttura tecnica senza che venissero adottate contromisure tempestive.

Diversa invece la contestazione mossa a Elena Proietti. L’ex assessore di Fratelli d’Italia a Terni, da tempo considerata una figura vicina all’area meloniana umbra, avrebbe pagato l’assenza alla missione istituzionale del ministro a New York dello scorso mese. In particolare, secondo quanto riportato dal Corriere, non si sarebbe presentata all’aeroporto per la partenza della delegazione.

Il clima al Collegio Romano resta dunque tesissimo. Dopo le polemiche che hanno investito il caso Beatrice Venezi alla Fenice e lo scontro con Pietrangelo Buttafuoco sulla Biennale, il ministero continua a essere attraversato da tensioni politiche e personali che si intrecciano con le dinamiche interne a Fratelli d’Italia.

A far discutere maggiormente, però, è soprattutto l’allontanamento di Merlino. Figlio di Mario Merlino, storico esponente della destra extraparlamentare con trascorsi in Avanguardia Nazionale, Emanuele era considerato da molti la presenza più vicina a Fazzolari dentro il ministero.

“Nessun commento” è l’unica dichiarazione che filtra dal ministero della Cultura, ad ora.

L’Ansa scrive. Il documentario dedicato al caso è “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti, è stato al centro di un dibattito politico, con forti critiche dell’opposizione, per la mancata assegnazione di fondi pubblici, nonostante le richieste del produttore. Il ministro, nel corso della cerimonia al Quirinale per i premi David, aveva definito inaccettabile il mancato sostegno. “Alcuni film hanno ottenuto finanziamenti pubblici immeritati sia su base automatica sia su base selettiva – aveva detto -. Altri, pur meritandoli, non li hanno avuti. Valga su tutti l’inaccettabile caduta sul docufilm Tutto il male del mondo dedicato a Giulio Regeni, alla cui memoria vanno il mio pensiero accorato e la promessa, in parte già mantenuta, di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l’opacità o l’imperizia. Mai più!”.

Poi, il giorno dopo, Giuli aveva garantito che il film avrebbe usufruito “di un altro canale di sostegno, perché è un caso unico”. Il nuovo terremoto a via del Collegio Romano arriva dopo le polemiche, tutte interne alla destra, tra i rappresentanti governativi di Fratelli d’Italia e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco per la presenza della Russia all’esposizione e dopo il clamore suscitato dal licenziamento di Beatrice Venezi da direttrice della Fenice. Anche in questa occasione i licenziamenti riguarderebbero esponenti del partito della premier Giorgia Meloni. Merlino è ritenuto molto vicino a Palazzo Chigi, tanto che il suo nome era tra quelli circolati per la carica di sottosegretario al Mic, dopo il passaggio di Gianmarco Mazzi al ministero del Turismo. L’incarico è poi stato assegnato a Giampiero Cannella. Elena Proietti è, invece, un’esponente di spicco di Fdi in Umbria.

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