Shock energetico, la guerra in Iran presenta il conto e per l’Italia è una stangata da 29 miliardi
Ariel Piccini Warschauer.
L’eco dei missili in Medio Oriente finisce direttamente nelle tasche degli italiani sotto forma di bollette e prezzi alla pompa. Lo shock energetico innescato dal conflitto in Iran, con le ripetute tensioni nello Stretto di Hormuz, sta per scaricare sul sistema Paese un costo monstre: 29 miliardi di euro tra rincari di luce, gas e carburanti.
È questa la stima drammatica diffusa dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che tratteggia un 2026 all’insegna dell’emergenza per famiglie e imprese. Nonostante i primi tentativi di scudo da parte del Governo, l’onda d’urto appare destinata a travolgere i bilanci domestici e la competitività industriale.
Il primato amaro dei carburanti
A guidare la corsa dei prezzi sono benzina e diesel. Con i listini che nell’ultima settimana si sono stabilizzati attorno alla soglia psicologica dei 2 euro al litro, il conto extra per la mobilità ammonterà a 13,6 miliardi di euro (+20,4% rispetto al 2025).
Se in termini assoluti è il Nord a soffrire per i volumi di traffico, in termini percentuali è il Mezzogiorno a pagare il prezzo più alto: la Basilicata guida la classifica con un balzo del 21,6%, seguita da Campania e Puglia (+21,3%). Un dato che riflette la fragilità di un territorio dove il trasporto su gomma resta spesso l’unica alternativa possibile.
Bollette: la Lombardia “motore” sotto pressione
Non va meglio sul fronte domestico e industriale. La stima prevede un aggravio di 10,2 miliardi per l’energia elettrica (+12,9%); e di 5 miliardi per il gas naturale (+14,6%).
La mappa del rincaro segue la densità produttiva del Paese. La Lombardia si conferma la regione più colpita: qui l’aumento complessivo peserà per 5,4 miliardi, pari a una crescita del 15,1% sulla spesa energetica totale. Seguono a ruota l’Emilia-Romagna (+3 miliardi) e il Veneto (+2,9 miliardi). Sono i motori della manifattura italiana a trovarsi improvvisamente col freno a mano tirato da costi di produzione non più sostenibili.
L’analisi: “Misure insufficienti”
Il recente “Decreto Bollette”, convertito in legge con uno stanziamento di circa 5 miliardi di euro, viene giudicato dalla Cgia come un intervento “tempestivo ma inadeguato”. “La cifra messa in campo dal Governo Meloni è importante — spiega l’Ufficio studi — ma copre a malapena un sesto della stangata prevista. Il rischio è che l’inflazione energetica finisca per azzerare i timidi segnali di crescita visti a inizio anno”.
Il rischio povertà energetica
Le associazioni dei consumatori, come il Codacons, lanciano l’allarme: una famiglia tipo potrebbe trovarsi a spendere oltre 1.900 euro l’anno solo per le utenze di luce e gas, circa il 10% in più rispetto al periodo pre-conflitto. Se a questo si aggiunge l’effetto a cascata sui prezzi dei beni alimentari e della logistica, lo spettro di una contrazione dei consumi nei prossimi mesi si fa sempre più concreto.
Il mercato internazionale resta intanto appeso ai bollettini di guerra: con il Brent stabilmente sopra i 100 dollari e il gas TTF che ha toccato punte di 60 euro/MWh, la tregua energetica sembra ancora lontana.





