Due giorni romani intensi di Rubio, il bilancio degli incontri con Meloni, Prevost e Tajani
Il bilancio della due giorni di Marco Rubio in Italia è in un articolo de La Repubblica. ”Un incontro per “rafforzare la solida partnership strategica tra Stati Uniti e Italia”, con una intesa (generica) su priorità comuni. Ma anche con un invito (leggi richiamo) a dare qualcosa in più sul fronte internazionale, anche in funzione del ruolo strategico che Roma gioca nella pacificazione del Libano e dell’impegno fin qui profuso. Nel secondo e ultimo giorno nella capitale, Marco Rubio, il segretario di Stato americano con radici piemontesi (il ministro Tajani, di prima mattina, gli ha consegnato un dettagliato albero genealogico) ha incontrato a palazzo Chigi la premier Meloni. Vertice di un’ora e mezza, nel corso del quale sono stati affrontati molti nodi, sulla scia delle tensioni e degli attacchi frontali del presidente Trump all’Italia, rea di non collaborare con gli Usa nella vicenda bellica iraniana.
“Sono state discusse le sfide alla sicurezza regionale e l’importanza della continua collaborazione transatlantica per affrontare le minacce globali”, ha sottolineato il portavoce del dipartimento di Stato, Pigott, delineando un generico perimetro diplomatico. E Meloni, sui social e a Milano: “Confronto ampio e costruttivo sulle principali questioni internazionali”. Con una annotazione di non risibile peso: “C’è stato un dialogo franco tra alleati che difendono i propri interessi nazionali ma che sanno entrambi quanto sia preziosa l’unità dell’Occidente”. Ai giornalisti della stampa Usa, in ambasciata, Rubio si è invece soffermato specificamente su Iran, Nato, Ucraina, Papa. Risposte, le sue, non risolutive, ma che danno il senso della incertezza dei tempi e del crinale diplomatico che si fa sempre più esile, anche nella misura delle parole.
Capitolo Teheran. “L’Iran adesso dice che ha il diritto di controllare quella che è una zona di acque internazionali. E questo è inaccettabile. Spero ci sia una proposta seria dell’Iran nelle prossime ore. Il paletto è chiaro: salterà in aria se ci minaccia”, ha aggiunto Rubio con chiaro riferimento all’impasse sullo stretto di Hormuz che paralizza le trattative.
Fronte Nato. Pur sostenendo di essere un forte sostenitore dell’Alleanza, il segretario di Stato ha detto che sul dislocamento delle truppe americane anche in Italia decide Trump e che il no di alcuni paesi europei, come la Spagna, alla concessione delle basi “ha avuto un peso e di fatto ha persino creato pericoli inutili”. Ciò vuol dire che il clima tra la Casa Bianca e il vecchio continente è ancora quello di un sostanziale gelo se non di resa dei conti, anche quando Rubio ha ribadito il mutuo bisogno di Italia, Europa e America.
Guerra in Ucraina. Rubio non le ha mandate a dire. Gli Usa continuano a mediare tra Kiev e Mosca, ma non sono più disposti a perdere “tempo, energie e sforzi che non portano a nulla”.
Incontro in Vaticano. A fronte delle ricostruzioni che hanno parlato di un sostanziale arroccamento sulle rispettive posizioni (pure sulla disastrosa condizione della popolazione a Cuba), Rubio ha tenuto a specificare che quello di ieri è stato un incontro cordiale. Ma ha pure voluto puntualizzare gli ambiti dei rispettivi ruoli: “Ho aggiornato Leone sulla situazione con l’Iran, ho espresso il nostro punto di vista sul pericolo che Teheran rappresenta per il mondo. Ovviamente, il Santo Padre è un leader spirituale, prima di tutto e soprattutto. Questo è il suo ruolo”.
Rapporto Papa-Trump. Per lasciare aperta una porta di dialogo dopo gli affondi del tycoon, Rubio si è affidato a poche battute. “Una telefonata tra Leone e il presidente? Forse, potrebbe capitare”. Ma la difesa del tycoon è a tutto tondo: “Lui parlerà sempre in modo schietto di ciò che pensa degli Stati Uniti e agirà sempre nel miglior interesse degli Stati Uniti”. Laconico ma perentorio quanto basta, senza fare concessioni a nessuno: così il capo della diplomazia americana prima di riprendere la via di Ciampino per il rientro a casa. Almeno con una certificazione più consistente sulla sua italianità.





