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Vergogna romana, un condominio di Piazza Navona si oppone alla targa in memoria di Marco Pannella

Stefano Bisi.

Senza Marco Pannella l’Italia sarebbe un Paese molto meno libero. Uno spirito laico e coraggioso che si è speso per i diritti umani e civili a cui l’Italia deve molto e che avrebbe meritato per quello che ha fatto la carica di senatore a vita. Il 19 maggio di quest’anno saranno passati dieci anni dalla sua scomparsa e in vista di quella ricorrenza Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma, ex ministro ed ex segretario del Partito radicale ha promosso una petizione per collocare una targa dedicato a Pannella in un palazzo di Piazza Navona. L’hanno firmata tra gli altri Emma Bonino, Renzo Arbore, Fausto Bertinotti, Renato Brunetta, Pierferdinando Casini, Paolo Mieli, Achille Occhetto, Gianfranco Fini, Gianni Letta e Vittorio Feltri.

Perché una targa in piazza Navona lo spiega bene proprio Rutelli nell’intervento in cui salutò il paladino dei diritti civili il giorno del funerale proprio in quel luogo: “Io vi guardo e penso che in questa piazza e su questo palco, nel 1977, al posto della band di Carletto Loffredo c’era un pianista che aveva dietro la schiena un cartello con scritto: “non sparate sul pianista”. Perché fuori di qui si sparava. Erano i giorni in cui i radicali disobbedivano a chi impediva la libertà di manifestare in modo nonviolento, e disobbedivano a coloro che versavano il sangue sulle strade delle nostre città. Erano gli anni che preparavano, da parte di Marco Pannella, la scelta che tutti avrebbero considerato assurda, folle, di mettere sul simbolo di un partito politico la faccia di Gandhi. Io ricordo quelle ore, ricordo i ragazzi come me e come altri, che avevano 20 anni e poco più, che si sentivano qui a Piazza Navona sicuri. Non c’era niente di sicuro. Erano sicuri e forti delle loro idee. In questo, vedete, non potete immaginare quanto mi faccia soffrire parlare accanto a Marco che è morto. Eppure, la vita pubblica di Marco non avrebbe che potuto concludersi qui”.

Continua Rutelli: “Piazza Navona: 1900 anni fa era uno stadio, lo stadio di Domiziano; poi Innocenzo X l’ha trasformata. Piazza Navona è anche una visione del mondo: quella fontana dei Quattro Fiumi del Bernini rappresenta i quattro  angoli del Pianeta. Nella Roma di allora si pensava al Gange, al Rio de la Plata in Argentina, al Nilo e al Danubio. Guardate quelle quattro statue. Questa piazza veniva allagata per fare divertire il popolo: fino a metà dell’Ottocento si chiudevano le caditoie, si faceva uscire l’acqua dalle fontane e il popolo si divertiva. Era una piazza del mercato, dei saltimbanchi, dei ciarlatani. Era una piazza dove si facevano le corse dei cavalli, il carnevale, i fuochi d’artificio. Era la piazza dei Romani. È poi diventata nell’ultima parte del secolo scorso la piazza dei Radicali. E solo Piazza Navona avrebbe potuto essere la piazza di Marco Pannella. Perché è questo luogo che raffigura il valore e il senso di quello che i Radicali hanno fatto, di quello che voi avete fatto. Tanti di voi, con coraggio, con disinteresse, con determinazione, e seguendo qualcuno che aveva una sua linea interiore, che spesso distruggeva ciò che aveva creato, ma lo faceva per rigore, per onestà, per far ripartire ogni volta una battaglia nuova, una speranza nuova, per suscitare speranze, per allevare gente come me e tanti di voi che non saremmo stati nulla se non ci fosse stato il Partito Radicale di Marco Pannella”.

Ma i condomini di quel palazzo di Piazza Navona non hanno concesso l’autorizzazione per collocare una targa. Sarei curioso di sapere quanti di loro, per fare l’esempio di una delle battaglie valorose del leader radicale, sono divorziati. Ecco, se non ci fosse stato Marco Pannella non avrebbero potuto divorziare.

Ho avuto la fortuna di incontrare il leader radicale il 20 settembre del 2015 davanti al monumento delle Breccia di Porta Pia, come testimonia questa indimenticabile immagine. Le sue parole e la forte stretta di mano sono e rimarranno per me indelebili anche se un condominio non vorrà tributargli come meriterebbe un simbolico omaggio con l’apposizione di una targa. Magari, chissà, altre città vorranno ricordare un paladino dei diritti civili che ha combattuto per la libertà di ognuno di noi.

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