Trump alza il tiro sull’Iran e intanto taglia le truppe in Germania
Ariel Piccini Warschauer.
La dottrina del “disimpegno aggressivo” di Donald Trump torna a scuotere gli equilibri globali in una domenica che si apre sotto il segno dell’incertezza. Con una sequenza di dichiarazioni che mescolano minacce belliche e ritiri strategici, la Casa Bianca ha tracciato una nuova linea rossa nel Golfo Persico, gelato i rapporti con la NATO e messo nel mirino l’asse industriale europeo.
Mentre sul tavolo della diplomazia resta aperto il dossier di un possibile accordo in 14 punti per la riapertura dello Stretto di Hormuz, Trump ha scelto di soffiare sul fuoco del conflitto. «C’è la possibilità che gli attacchi riprendano», ha avvertito il Presidente, liquidando con freddezza le aperture di Teheran. La motivazione è, come sempre, legata a una visione transazionale della storia: secondo il Commander-in-Chief, la Repubblica Islamica non avrebbe ancora pagato un prezzo sufficiente per «quello che ha fatto all’umanità negli ultimi 47 anni».
La risposta di Teheran è arrivata per bocca di Gholamhossein Mohseni Ejei. Il capo della magistratura iraniana ha ribadito che il Paese «non teme la guerra», confermando una postura di resistenza che rischia di far scivolare il Medio Oriente in una nuova spirale di violenza proprio mentre i negoziati sembravano aver trovato uno spiraglio.
Se il fronte iraniano preoccupa per le conseguenze militari, quello europeo segna una rottura politica senza precedenti. Trump ha ufficializzato il taglio della presenza militare americana in Germania: saranno più di 5.000 i soldati che lasceranno le basi tedesche nei prossimi mesi.
Non si tratta di una semplice ottimizzazione logistica, ma di una ritorsione politica. Washington non nasconde l’irritazione verso Berlino, accusata di non investire abbastanza nella difesa, ma il malumore si estende anche a Roma e Madrid. Italia e Spagna sono state definite «deludenti» per il mancato sostegno alla strategia americana contro l’Iran.
Il messaggio di Trump è chiaro: la protezione americana non è più un dogma gratuito. Per gli alleati che non seguono la linea di Washington, il conto potrebbe essere salatissimo: oltre al ritiro dei soldati, il Presidente è tornato a minacciare dazi del 25% sulle auto europee, un’arma che colpirebbe al cuore l’economia del Vecchio Continente.
L’Europa si trova ora stretta tra due fuochi. Da un lato la necessità di evitare un’escalation bellica nel Golfo che manderebbe i prezzi del petrolio alle stelle, dall’altro l’esigenza di gestire un alleato americano che appare sempre più propenso a smantellare le architetture di sicurezza nate nel dopoguerra. In questo scenario, la «settimana di passione» dei mercati e delle diplomazie è appena iniziata.





