L’allarme del Pentagono: “Troppi chip cinesi nei nostri schermi, la difesa Usa è a rischio”
Ariel Piccini Warschauer.
Dietro la nitidezza dei display digitali che consultiamo ogni giorno si nasconde una vulnerabilità strategica che agita i sonni del Pentagono. Secondo l’ultimo rapporto del Silverado Policy Accelerator, il gruppo di analisi guidato da Dmitri Alperovitch – l’uomo che smascherò l’hackeraggio russo al Partito Democratico e co-fondatore del colosso della cybersicurezza CrowdStrike – gli Stati Uniti si trovano in una posizione di pericolosa dipendenza tecnologica dalla Cina.
La trappola delle «celle»
Il nodo della questione non riguarda più soltanto il prodotto finito. Sebbene molti display vengano assemblati in paesi “amici” o neutrali come il Messico o la Thailandia, il rapporto evidenzia come il cuore pulsante di questi schermi — le cosiddette «celle», componenti simili a chip che costituiscono l’ingrediente fondamentale dei pannelli — sia quasi esclusivamente di produzione cinese.
«Il rischio è che, in caso di conflitto, la Cina possa tagliare i rifornimenti di componenti critici non solo per l’elettronica di consumo, ma anche per i sistemi di puntamento, i radar e i centri di comando dell’esercito americano», avverte Alperovitch. Per anni, questo mercato è stato dominato da alleati storici di Washington come Giappone e Corea del Sud, ma Pechino ha scalato le gerarchie globali a colpi di sussidi e investimenti statali, erodendo le quote di mercato dei competitor.
L’eredità del provvedimento Trump
La battaglia per l’indipendenza tecnologica non è nuova, ma si sta facendo urgente. Già lo scorso anno, l’amministrazione statunitense ha approvato una norma che obbliga il Pentagono a presentare, entro il 2027, un piano dettagliato per azzerare la dipendenza da Cina, Russia e altri avversari strategici.
Tuttavia, secondo gli esperti del Silverado, le misure attuali — inclusi i dazi sui display finiti — potrebbero non essere sufficienti. La proposta è quella di estendere le barriere tariffarie e gli incentivi alla produzione interna anche ai sub-componenti, per evitare che la dicitura “Made in Mexico” nasconda in realtà un’anima tecnologica interamente controllata da Pechino.
Il bivio di Washington
La sfida per la Casa Bianca è complessa: proteggere la sicurezza nazionale senza far impennare i costi dell’elettronica per i cittadini. Ma nel clima di “nuova guerra fredda” tecnologica, la priorità sembra essere una sola: il de-risking. Senza una filiera produttiva autonoma, anche il caccia più sofisticato o il sistema missilistico più avanzato restano ostaggio di una fornitura che parte dalle fabbriche della Repubblica Popolare.





