L’anno della locusta
Luciano Luciani.
Annus horribilis, il 1542, poco meno di mezzo millennio or sono! Come se non bastassero i guai provocati da un terribile terremoto nel Mugello e quelli indotti dalla definitiva istituzione del Sant’Uffizio, ovvero la Santa Inquisizione e dalle guerre tra Francesi e Imperiali, merita di essere ricordata l’infestazione da locuste che colpì parte dell’Europa e l’Italia settentrionale. In quell’anno le cavallette si mossero in sciami smisurati il cui passaggio durava per giorni interi. Quando si allontanarono rimasero solo luoghi desolati, raccolti totalmente distrutti, rovina, carestia e fame per tutti. Scrive Ludovico Antonio Muratori: Erano alate, e più grandi delle solite a vedersi, perché lunghe un dito; volando adombravano il sole per lo spazio di uno o più miglia; e dovunque passavano, facevano un netto di tutte le erbe e ortaglie…Venuto poi il verno, perirono esse locuste, ma infettando l’aria con il loro fetore; e guai chi non ebbe cura di seppellirle.
In conseguenza di tanta rovina, che colpì duramente anche le campagne piemontesi, a Vercelli avvenne un fatto ricordato da parecchi storici locali per la sua singolarità. In quella estate era tale la disperazione per l’invasione delle cavallette, tale la sensazione d’impotenza e di frustrazione di fronte a ciò che stava succedendo che la conseguenza fu una manifestazione di follia collettiva. Il Tribunale diocesano, infatti, non trovò di meglio che istruire un processo penale contro quei malefici insetti. Gli atti di quel processo ormai sono divenuti irreperibili e giustamente lo storico Giuseppe Ferrarisopina che possano essere “stati fatti scomparire ad arte per sottrarre dal ridicolo la Curia diocesana…”
Narra lo storico Giovanni Battista Modena:
1542 tornorno le locuste altri dicono cavallette in Vercelli et Piemonte, che quando da terra si alzavano oscuravano il sole. Vennero di levante et nel venire daneggiornoBrezza, Verona, Mantua, et altri lochi di Lombardia et Veneziano. In Vercelli vi fu fatto un processo criminale contro citate et in contumacia datoli uno procuratore, et questo processo fu fatto dal vicario del Vescovo come che esse locuste fossero sacrileghe che rovinavano i beni della Chiesa et furno condannate ad anegarsi nel Po et Sesia et altri fiumi et così fu fatto et io ho veduto il processo rogato a Giulio de Quinto cancellier del vescovato. Dicono che solamente di miglio fu il danno di cento milla scudi.
Gli Ortotteri, per nulla intimoriti dalla severa sentenza emanata dal tribunale vercellese che li condannava a morte per annegamento, non si fecero scrupoli a tornare l’anno dopo e a distruggere, daccapo, gli stessi seminati. Un anonimo cronista ha lasciato annotato su un vecchio codice: Reverse sunt locuste de anno 1543 in mense agusti et steterunt per totum […] et maximum damnum intulerunt seminatis…
Più o meno 500 anni più tardi, alcune specie di insetti, tra cui anche le nostre locuste, sarebbero diventate una fonte di nutrimento accettata e normata a livello europeo. Quando si dice l’ironia della storia…




