Il 25 aprile festa della Liberazione dal nazifascismo
Roberto Pizzi.
Perché proprio il 25 aprile è la festa annuale della Liberazione dal nazifascismo? L’occupazione tedesca in Italia non terminò quel giorno e la guerra continuò ancora per un po’, fino agli inizi di maggio.
Ma si considera questa data di aprile come simbolo, in quanto segna l’inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendere le città.
La decisione di scegliere il 25 aprile come “festa della Liberazione” (o come “anniversario della Liberazione d’Italia”) fu presa il 22 aprile del 1946, quando il governo italiano provvisorio – il primo guidato da Alcide De Gasperi e l’ultimo del Regno d’Italia (l’avvento della Repubblica dovette aspettare il referendum del 2 giugno) – stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere “festa nazionale”. La data fu fissata in modo definitivo con la legge n. 269 del maggio 1949, presentata da De Gasperi in Senato nel settembre 1948. Da allora, questa data è un giorno festivo, come le domeniche, il primo maggio, il giorno di Natale e, da alcuni anni, la festa della Repubblica, che ricorre il 2 giugno. Anche altri paesi europei ricordano la fine dell’occupazione straniera durante la Seconda guerra mondiale, ma in date diverse: Olanda e Danimarca la festeggiano il 5 maggio, in Norvegia è festa l’8 maggio, in Romania il 23 agosto. Il 16 aprile il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, di cui facevano parte tutti i movimenti antifascisti e di resistenza italiani, dai comunisti ai socialisti ai democristiani e agli azionisti, cioè i membri del Partito d’Azione) emanò l’ordine di “scatenare l’attacco definitivo”, con le istruzioni di compiere un’insurrezione generale. I partigiani organizzarono e avviarono attacchi verso i centri urbani. Bologna, ad esempio, fu attaccata il 19 aprile e definitivamente liberata con l’aiuto degli americani il 21. Il 24 aprile 1945 gli alleati superarono il Po, e il 25 aprile i soldati tedeschi e della repubblica di Salò cominciarono a ritirarsi da Milano e da Torino. A Milano era stato proclamato, a partire dalla mattina del giorno precedente, uno sciopero generale, annunciato a radio “Milano Libera” da Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, allora partigiano e membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). Le fabbriche furono occupate e la tipografia del Corriere della Sera fu usata per stampare i primi fogli che annunciavano la vittoria. La sera del 25 aprile Benito Mussolini abbandonò Milano per dirigersi verso Como (sarebbe stato poi catturato dai partigiani due giorni dopo e fucilato il 28 aprile). I partigiani continuarono ad arrivare a Milano nei giorni tra il 25 e il 28, sconfiggendo le residue e limitate resistenze. Una grande manifestazione di celebrazione della liberazione si tenne nel capoluogo lombardo il 28 aprile. Gli americani entrarono in città il 1° maggio.
Nella zona della Lucchesia la formazione partigiana più organizzata fu quella facente capo a Manfredo Ducceschi (1920-1948) – che assunse il nome di battaglia di “Pippo”, già usato da Giuseppe Mazzini nelle sue lettere clandestine – la quale non era schierato partiticamente e che nel mese di marzo del 1944 prese il nome di Esercito di Liberazione Nazionale – Comando XI Zona Patrioti “Pippo”. Il suo raggio d’azione si era sempre più allargato, salendo a quote superiori all’orizzonte del faggio, proprio sotto l’ampio crinale che scende dall’Alpe delle Tre Potenze al monte Caligi, a confine delle province di Lucca e di Pistoia. In questa zona dove l’Appennino toscano presenta un’ampia gobba, che forma una sorta di altopiano a prato e a pascolo, in un gruppo di capanne di un pastore amico, si stabilì il comando e la base da riparo e da magazzino di questaformazione. Più in alto, sui passi sopra i 1.800 metri, e per un vasto perimetro attorno, dalla Foce di Campolino alla Foce a Troghi, dal Poggione, alle Mancinelle, furono dislocati i primi distaccamenti e i punti di osservazione.
E tale formazione godette la massima fiducia dell’esercito americano che ne apprezzò il valore in combattimento e il criterio dell’apoliticità: entrambi i fattori indussero l’ OSS (Office of StrategicService) a potenziare l’organico e l’ efficienza dell’XI Zona, in ragione anche del problema politico rappresentato, invece, dalle formazioni comuniste, nella cui complessità gli Alleati si imbatterono proprio sulla Linea Gotica. Gli Americani favorirono anche il cambiamento della struttura dell’XIZona, che alla fine di gennaio del 1945 fu trasformata in un vero e proprio battaglione autonomo e aggregata alla V Armata.
Quando gli Alleati lanciarono l’offensiva nella pianura padana decisiva per la vittoria finale sui nazisti (il 5 aprile sul fronte tirrenico e il 9 aprile 1945 negli altri settori), il battaglione autonomo di Pippo fece da rompighiaccio alla loro avanzata. Gli Americani concessero alla sua formazione di seguirli fino a Milano, dove Pippo ebbe onori e gloria e venne insignito della Bronze Star Medal. All’atto della smobilitazione della formazione, avvenuto l’8 giugno 1945, il IV Corpo d”Armata lericonobbe il possesso del materiale in dotazione, compresi gli automezzi acquisiti dal reparto durante l’avanzata. Il materiale costituì il fondo di dotazione di una cooperativa di trasporti gestita dai partigiani.





