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Nel 2026 l’Italia diventa il paese con il rapporto Debito pubblico/Pil più alto dell’eurozona

Giampaolo Galli su InPiù commenta le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, che sono state al centro degli incontri dei giorni scorsi di ministri delle finanze e banchieri centrali, e che contengono due notizie importanti. Una riguarda l’economia internazionale, l’altra l’Italia.

Riguardo all’economia internazionale la notizia è che non siamo alla fine del mondo e, a meno di sviluppi per ora imprevedibili delle guerre in Medio Oriente, siamo anche lontanissimi da uno scenario di stagflazione tipo anni Settanta. Nello scenario centrale del FMI, le guerre non durano a lungo e il petrolio si stabilizza attorno a 85 dollari al barile. La crescita del Pil mondiale declina dal 3,4% del 2025 al 3,1% nel 2026.In questo scenario, gli Stati Uniti accelerano dal 2,1% del 2025 al 2,3% nel 2026. L’euro area decelera da 1,4% a 1,1%. L’Italia rimane stabile al suo misero 0,5%, la Francia rimane allo 0,9%, la Germania si riprende, dallo 0,2% del 2025 allo 0,8 del 2026.  In tutto questo ovviamente non c’è traccia di recessione e neanche di stagnazione. Il Fondo ha anche due scenari peggiori, uno scenario avverso e uno severo. Guardiamo direttamente a quello severo in cui il prezzo del petrolio sale a 110 dollari nella media del 2026; il gas sale di più, del 200% rispetto al gennaio del 2026, per poi riscendere nel 2027. Ebbene persino in questo scenario non succede l’Armagheddon. Nel 2026, l’economia mondo cresce del 2,1%, i paesi avanzati del 1% (in declino dell’ 1,9 del 2025), gli emergenti del 2,5%, in declino assai marcato rispetto al 4,4% del 2025.  L’inflazione mondiale sale dal 4,1% del 2025 al 5,8% nel 2026. Dunque, la chiusura dello stretto di Hormuz e i danni provocati alle infrastrutture energetiche nei paesi del Golfo possono avere effetti rilevanti sull’economia mondiale. Ma siamo lontani dai guasti degli anni Settanta. E non si capisce bene perché l’Agenzia Internazionale per l’Energia continui ad agitare lo spettro di quegli anni.
 
Quanto all’Italia, la notizia è che nel 2026 viene superata anche dalla Grecia e diventerà quindi il paese con il rapporto Debito pubblico/Pil più alto dell’eurozona. Il debito pubblico della Grecia era al 210% nel 2020 ed è sceso molto rapidamente, fino al 145%, nel 2025. Dovrebbe scendere al 136,9% nel 2026 per poi continuare la discesa fino al 110% nel 2031. Il nostro debito pubblico salirebbe invece dal 137,1% del 2025 al 138,4% nel 2026 e poi ancora al 138,8% nel 2027.  Il miracolo greco è dovuto ad una crescita attorno al 2%, sospinta da una attuazione rigorosa del PNRR, e da un avanzo primario fra il 3 il 4% del pil. L’Italia, con la sua bassa crescita e alto debito, rimane così uno dei paesi più esposti alla crisi internazionali.  

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