Carlo Lorenzini, padre di Pinocchio, a 200 anni dalla sua nascita
A Lucca, presso l’ “Atelier Fella”, è stato presentato al pubblico il libro di Roberto Pizzi, “Carlo Lorenzini – Il padre di Pinocchio – A 200 anni dalla sua nascita”, edito da Maria Pacini Fazzi editore, con prefazione di Stefano Bisi..
La location è stata messa a disposizione da Francesco Fella, valente artigiano nel campo delle acconciature, ma anche artista dedito alla scultura in legno. Nel suo accogliente ed originale negozio per acconciature di qualità, sia femminili che maschili, sono presenti diverse sculture in legno da lui realizzate, aventi proprio come soggetti i personaggi di Collodi. Grazie a questa affinità di interessi culturali sul padre di Pinocchio è stato facile organizzare una piacevole ed informale serata (come avrebbe senz’altro apprezzato lo scrittore), nella quale si è ricordato con cognizione di causa il bicentenario della nascita di Carlo Lorenzini.
La presentazione è stata aperta dai saluti del titolare della bottega, al quale è seguito l’intervenuto dell’autore del libro, che ha ricordato come Collodi fu un uomo del Risorgimento, al quale partecipò direttamente da soldato, giornalista, uomo di cultura; poi come scrittore per bambini, durante la costruzione della nuova nazione. Pizzi ha accennato anche ad un suo probabile rapporto organico con la Massoneria, che era un “convitato di pietra” di quei tempi. Del resto gli ambienti frequentati da Lorenzini erano quelli del mondo mazziniano, del giornalismo laico-pedagogico, degli artisti fiorentini e lucchesi che rendono logico e coerente una sua iniziazione massonica. Pizzi ha ricordato anche il fatto che Collodi fu un grande ammiratore di Leopardi, e ciò gli ha richiamato alla mente il filosofo Luciano di Samòsata (vissuto nell’arco di tempo intercorso tra il 120 e il 180 d.c.), il quale, a sua volta, ispirò le celebri Operette morali del poeta di Recanati. Nelfilosofo greco ha scorto, così, varie somiglianze con il burbero, dissacrante ma generoso, Collodi, elencandone alcune. Luciano era un conferenziere e fece della conferenza un genere comico; fuscrittore e dissacrò la scrittura; fu un filosofo nemico dei filosofi; fu un osservatore della stupidità del mondo, della vacuità delle sue fedi, della vanità di quanti si sono incoronati sapienti. Luciano prese in giro i concorsi a cattedra per le diverse scuole filosofiche e disse che per le commissionidi questi concorsi la “cosa più importante in un filosofo era una folta barba, degna di fiducia”. Osservando, poi sarcasticamente, che se si dovessero giudicare i filosofi dalla lunghezza della barba, il candidato vincente sarebbe il caprone. Seppe mescolare così bene le cose serie alle prese in giro – e le prese in giro alle cose serie,- e seppe dire la verità ridendo… e ridere nel dire la verità.
Successivamente sono intervenuti i professori Luigi Della Santa, letterato autore fra l’altro di preziosi saggi sull’esoterismo dantesco e Luciano Luciani, scrittore, giornalista, di fama.
Entrambi hanno espresso sincero apprezzamento per il libro di Pizzi, che hanno commentato con ampie e preziose osservazioni.
Della Santa si è soffermato in particolare sull’appartenenza massonica di Lorenzini, che, secondo il suo giudizio, avrebbe ricevuto un “incarico epocale per una missione storica e morale dal Grande Oriente d’Italia: cioè di opporre sub specie fabulae alla morale cattolica una morale laica dissimulata, capace proprio in quanto tale, di forgiare una mentalità naturaliter alternativa ai precetti e all’etica del tempo”.
Il professor Luciani si è soffermato, invece, sul ruolo svolto da Collodi nell’educazione delle giovani generazioni, nelle quali confidava per riaffermare gli ideali delusi dalla conclusione di un Risorgimento che non era quello da lui sognato. Fu, allora, un’intensa stagione letteraria nettamente orientata in senso pedagogico, che vide accanto a Collodi, a De Amicis e Salgari, altri scrittori minori dimenticati, quali Ida Baccini, Anna Vertua Gentile, Emma Parodi, Sofia BisiAlbini, Maria Torelli-Viollier, Virginia Treves Tedeschi, Onorata Grossi Mercanti e Antonio Stoppani, sacerdote liberale e scienziato.
Luciani, inoltre, ha sostenuto che l’appartenenza di Carlo Lorenzini alla Massoneria sia ancora un questione aperta, riportando il parere della importante studiosa Daniela Marcheschi, contraria a questa tesi.
Luciani ha sottolineato come “Le avventure di Pinocchio” siano un libro importante nonostante la sua apparente semplicità: quasi un libro “vestito di carta e col cappello fatto di pane, come quello in testa del burattino” che nel racconto si ciberà solo di vegetali ( tre pere, per poi passare a bucce e torsoli od uno spicchio di noce e un cantuccio di pane) forse essendo la sua natura di burattino di legno, interamente vegetale.
È intervenuto, poi, Massimo Scapecchi, che generosamente ha portato in mostra due operepreziose, dedicate a Collodi, realizzate dal nonno scultore del quale ha tratteggiato brevemente la figura. Amante del racconto di Collodi, del quale leggeva spesso ai nipoti le pagine del libro,Gaetano Scapecchi (1900 – 1975) partecipò al concorso nazionale per il monumento a Pinocchio, del 1953, classificandosi terzo. Il bozzetto con il quale lo scultore lucchese partecipò a questo Concorso è stato portato nella bottega di Fella e mostrato al pubblico, insieme ad un espressivo ed armonico gesso raffigurante Geppeto. Il bozzetto servito per il concorso ha sulla base delle incisioni che si riferiscono ad alcune scene topiche del racconto.
Sandra Tedeschi, Last but non least, stimata attrice, ha letto, infine, con la sua voce modulata, proprio alcune di queste pagine raffigurate nel bozzetto: quella del capitolo XVI, dove i tre medici(il Corvo, la Civetta, il Grillo parlante) sono a consulto al capezzale del burattino, e rappresentano una certa presunzione della casta medica (eccetto il Grillo, più modesto); quella del capitolo XIX , dove il povero Pinocchio derubato delle monete d’oro, viene fatto incarcerare dal Giudice-gorilla,simbolo di una giustizia che premia i lestofanti e punisce gli innocenti.





