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Il presidente Usa annuncia l’intesa sull’uranio

Ariel Piccini Warschauer.

Un sabato di diplomazia frenetica, annunci dirompenti e il fiato sospeso dei mercati energetici. Donald Trump accelera sul dossier mediorientale e, con il suo consueto stile diretto, lancia quella che potrebbe essere la notizia dell’anno: «L’Iran ha accettato di fermare l’arricchimento dell’uranio». Secondo l’inquilino della Casa Bianca, il regime degli Ayatollah non solo avrebbe acconsentito a bloccare le centrifughe, ma sarebbe pronto a «liberarsi» del materiale già accumulato, lavorando «fianco a fianco» con gli americani per la sua rimozione.

Il rebus di Hormuz e il braccio di ferro navale

Il primo segnale di distensione è arrivato dalle acque azzurre dello Stretto di Hormuz. Teheran ha annunciato la riapertura del corridoio marittimo — vitale per il 20% del petrolio mondiale — a tutte le navi commerciali, legandola alla tregua in corso in Libano. Ma la pace è ancora fragile. Se da un lato Trump ringrazia e twitta che l’accordo è «molto vicino», dall’altro non molla la presa: il blocco navale americano sui porti iraniani resta in vigore. «Rimarrà attivo finché l’intesa non sarà completata al 100%», ha chiarito il Presidente. La reazione del regime non si è fatta attendere: fonti vicine ai Pasdaran minacciano di sbarrare nuovamente lo Stretto se la morsa della Marina Usa non verrà allentata.

Missione Islamabad

La partita decisiva si giocherà domenica in Pakistan. A Islamabad è previsto un nuovo round di negoziati, mediato con il supporto di Egitto e Turchia. Sul tavolo c’è un piano di tre pagine che prevede lo sblocco di circa 20 miliardi di dollari di asset iraniani in cambio della rinuncia definitiva alle ambizioni atomiche. Nonostante l’ottimismo di Trump, da Teheran filtrano smentite stizzite: «Le affermazioni americane sulla consegna dell’uranio sono false», riferiscono fonti iraniane, definendo le richieste di Washington ancora «illogiche».

La mossa sul petrolio russo

In questo quadro geopolitico già incandescente, il Dipartimento del Tesoro Usa ha sganciato una seconda bomba: la sospensione, fino al 16 maggio, della maggior parte delle sanzioni contro il petrolio russo. La mossa, apparentemente contraddittoria, risponde a una necessità economica immediata. La riapertura di Hormuz ha provocato un improvviso eccesso di offerta e un conseguente crollo dei prezzi dell’oro nero. Washington ha così concesso una deroga di un mese per autorizzare la vendita del greggio russo attualmente in mare (comprese le navi della cosiddetta “flotta ombra”), cercando di stabilizzare i listini energetici mondiali mentre si attende il verdetto finale sui colloqui con l’Iran.

Domenica sarà il giorno della verità: tra i palazzi di Islamabad si capirà se quello di Trump è un reale trionfo diplomatico o l’ennesimo gioco di specchi in un Medio Oriente che non concede sconti.

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