L’Antico Caffè Caselli di Lucca riaprirà temporaneamente per eventi culturali
Roberto Pizzi.
Apprendiamo con piacere che il Comune di Lucca si è fatto promotore di una riapertura seppure parziale e limitata dello storico Caffè Caselli, poi Di Simo, che fu un centro culturale di spicco,distintosi oltre il panorama cittadino. L’assessore alla cultura , Mia Pisano, è riuscita a rinnovare la collaborazione con la proprietà dello storico locale, ottenendo un comodato gratuito di una sua parte che ospiterà, ogni fine settimana, una serie di eventi culturali dal 17 aprile fino al 13 giugno. Il programma comprende spettacoli musicali, presentazione di libri ed altre iniziative letterarie.
Merita allora ricordare brevemente la storia di questo locale, per il quale ci auguriamo venga trovata una definitiva riapertura. È bene ricordare che il Caffè Caselli fu, per buona parte del XX secolo, luogo di incontro e discussione di famosi artisti, di grandi poeti e scrittori di quei tempi, che adottarono Lucca come loro patria letteraria. Era un clima incantato quello che si viveva intorno a questi luoghi, scrisse lo storico Guglielmo Lera: “nel quale albergò a lungo il Pascoli “ ed insieme a lui pittori, scultori, musicisti dell’epoca.
Nonostante i drammi delle due guerre, il vecchio caffè detto anche di “Carluccio” ( che nel frattempo era diventato di proprietà di Giulio Di Simo), riusciva ad organizzare il “Premio Caselli”per la letteratura, le arti figurative e la musica. Negli anni 1932-33-34-35 intellettuali di spicco continuavano a frequentarlo: Francesco Paolo Luiso coi suoi studi danteschi, Amos Parducci, Gabriele Briganti, Eugenio Lazzareschi, Giovanni Giannini, Ferruccio Pieri, il versiliese Lorenzo Viani.
Dopo la seconda guerra mondiale, ancora una volta si manifestava il ruolo catalizzatore del vecchio Caffè letterario, che permetteva di ritrovare la passione della cultura scritta: un gruppo di giovanistudiosi guidato da Felice Del Beccaro vi organizzava un circolo a cui diede il nome di “Renato Serra”, letterato e scrittore italiano, la cui famiglia era di tradizione risorgimentale. Laureatosi in lettere a Bologna, nel 1904, rimase sempre legato al modello carducciano. Collaborò a La Voce, entrando in stretti rapporti con Prezzolini e Giuseppe De Robertis. Fu anche in corrispondenza con Benedetto Croce. Serra partecipò alla Prima Guerra mondiale e rimase ucciso in combattimento (a soli trent’anni) nella Terza battaglia dell’Isonzo.
Il Caffè Di Simo in breve si conquistò le simpatie della parte colta della cittadinanza presentando personalità di spicco del mondo letterario europeo, quali Ungaretti e Quasimodo, Giorgio Pasquali e Mario Praz, Daniel Rops e George Duhamel, Enrico Pea, Margherita Guidacci, Enrico Tolomei, Rolando Anzilotti, Mario Luzi, Giuseppe De Robertis, Franco Monicelli, Paolo Lorenzini, Antonio Cagli, Marino Parenti, Giorgio Petrocchi.
Felice del Beccaro (1909-1989), il promotore del Circolo, nel 1982 divenne anche presidente della “Fondazione Nazionale Carlo Collodi” e dette impulso notevole a congressi ed a fondamentali pubblicazioni sull’autore di Pinocchio. Del Beccaro nel 1950 fondò il periodico letterario la Rassegna Lucchese, della quale ricordiamo un intero suo numero (il n. 9 del 1952) con il titolo di “Omaggio a Pinocchio”, che ospitò i saggi di vari letterati presenti nel gruppo sopra citato.
Tali ricordi ci emozionano particolarmente, perché sabato 23 maggio chi scrive queste note presenterà in questo scampolo di riapertura del Caffè Di Simo, proprio un suo lavoro di ricerca sul bicentenario della nascita di Carlo Lorenzini, dal titolo “Carlo Lorenzini – Il padre di Pinocchio – A 200 anni della sua nascita”, pubblicato dalla casa editrice Maria Pacini Fazzi.
Col trasferimento in Belgio di Felice Del Beccaro, italianista che sarà poi in Francia presso l’università di Parigi, il gruppo Serra si sciolse e Lucca non ebbe più una sua attività letteraria organizzata. Altre vicissitudini hanno comportato, da alcuni anni, la chiusura di questo caffè storico, che in qualche modo apparteneva alla memoria estetica e culturale della città. Si attendono fatti nuovi e concreti, per provare, a verificare se ancora è possibile ripristinare un luogo così prezioso per la storia cittadina, per far rivivere in città un presidio culturale quanto mai indispensabile in periodi come questo, quando sulla qualità della vita delle nostre città d’arte predomina quel fenomeno dell’ over tourism che porta con sé anche molta sciatteria e volgarità.





