#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

Israele, Ben Gvir sfida i giudici: “Vogliono il golpe bianco”

Ariel Piccini Warschauer.

Non è solo un processo a un ministro; è lo scontro finale tra la cosiddetta sovranità popolare e quella che la destra israeliana definisce, ormai senza mezzi termini, la “dittatura delle toghe” e non fosse solo che per questo, sembrerebbe di essere non in Israele ma in Italia. Comunque, il ministro israeliano Itamar Ben Gvir, leader di Otzma Yehudit e titolare della Sicurezza Nazionale, è entrato nell’aula della Corte Suprema (Bagatz) come un imputato politico, ma ne è uscito come un vero e proprio martire della democrazia ferita.

Il casus belli è la raffica di petizioni presentate dalla sinistra e dal “Movimento per la Qualità del Governo” che chiedono il suo licenziamento in tronco. L’accusa? Interferenze illegali nell’operato della polizia. Ma per Ben Gvir e per gran parte dell’esecutivo Netanyahu, il vero reato è un altro: aver vinto le elezioni e difendere il proprio Paese dai terroristi palestinesi.

“Anarchico in giacca e cravatta”

L’atmosfera fuori e dentro il tribunale è elettrica. Da una parte, i manifestanti di sinistra che dipingono il ministro come un “anarchico in giacca e cravatta” pronto a sovvertire lo stato di diritto e la democrazia. Dall’altra, il ministro della Giustizia Yariv Levin, che ha già lanciato il guanto di sfida: «Se i giudici ordineranno il licenziamento, il governo ignorerà la sentenza». Parole pesantissime che evocano lo spettro di una crisi costituzionale senza precedenti.

Ben Gvir non ha usato mezzi termini: «La dittatura giudiziaria di sinistra non ci trascinerà nel caos, e non ci piegheremo», ha tuonato. Il ministro ha poi sganciato la “bomba” che ha gelato l’aula: la rivelazione secondo cui la Procuratrice Generale, Gali Baharav-Miara, avrebbe segretamente chiesto allo Shin Bet (il servizio segreto interno) di “raccogliere materiale” contro di lui. «Un colpo di stato», lo ha definito Ben Gvir, puntando il dito contro un sistema che userebbe l’intelligence per eliminare gli avversari politici.

Il muro contro muro

La Corte si trova ora davanti a un bivio pericolosissimo. Se dovesse accogliere le petizioni, ordinando a Netanyahu di cacciare il suo ministro più identitario, il governo ha già fatto capire che considererà la decisione come “illegittima”. Sarebbe il punto di non ritorno: un Paese con due leggi, quella delle urne e quella dei tribunali.

Per i sostenitori di Ben Gvir, la magistratura sta tentando di fare ciò che l’opposizione non è riuscita a fare in Parlamento. Per i giudici, si tratta di proteggere l’indipendenza della polizia dalle mani della politica. Ma in un Israele ancora in guerra e profondamente spaccato, questa battaglia legale rischia di diventare la scintilla di una rivolta civile che nessuno sembra intenzionato a fermare.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti