Israele, la Corte mette Netanyahu all’angolo sulla leva degli ultraortodossi
Ariel Piccini Warschauer.
Mentre il fronte nord brucia e le truppe a Gaza continuano a pagare un tributo di sangue altissimo, a Gerusalemme si è consumato l’ennesimo scontro di potere che rischia di far implodere il governo di Benjamin Netanyahu. Il terreno dello scontro è l’aula dell’Alta Corte di Giustizia, dove domenica i giudici hanno messo lo Stato sul banco degli imputati: il tema è quello, esplosivo, della coscrizione dei religiosi ultra-ortodossi (haredim).
Un esercito al limite
Non è più una questione di principio o di uguaglianza sociale. È una questione di sopravvivenza. L’ lDF (l’esercito israeliano) sta affrontando una crisi di effettivi senza precedenti. Dopo anni di conflitto a bassa e alta intensità, i riservisti sono esausti, le famiglie distrutte dai continui richiami e l’economia comincia a risentirne. In questo scenario, l’esenzione totale per decine di migliaia di studenti delle scuole rabbiniche non è più tollerabile, né dai vertici militari né dall’opinione pubblica laica.
La melina del governo
L’accusa mossa dai giudici al governo è quella di una “procrastinazione sistematica”. Lo Stato avrebbe dovuto presentare un piano di arruolamento serio già mesi fa, ma la coalizione di Netanyahu — ostaggio dei partiti religiosi — continua a fare melina.
Il segretario del governo, Yossi Fuchs, ha tentato una difesa d’ufficio, sostenendo che l’esercito fosse d’accordo con i tempi del governo. Ma il colpo di scena è arrivato proprio dai militari: i rappresentanti dell’IDF hanno smentito seccamente, confermando che il bisogno di uomini è immediato e che i numeri attuali sono “insostenibili”.
Il bivio di “Bibi”
Per Netanyahu è un vicolo cieco: Se cede alla Corte, i partiti ultra-ortodossi staccano la spina al governo, portando il Paese a elezioni anticipate nel pieno di una crisi bellica senza precedenti, con lo Stato di Israele impegnato in una lotta per la propria sopravvivenza su sette fronti contemporaneamente. Se continua a rinviare, rischia una condanna per oltraggio alla Corte e, soprattutto, una rivolta dei riservisti che si sentono trattati come cittadini di serie B.
Il parere dei giudici
Il vicepresidente della Corte, Noam Sohlberg, è stato lapidario: le cifre presentate dal governo non quadrano. Il tempo dei rinvii e dei giochi di parole sembra scaduto. Senza una legge che imponga l’uniformità del servizio militare, la coesione sociale di Israele — già messa a dura prova — rischia di spezzarsi definitivamente sotto il peso di una guerra che non permette più privilegi a nessuno.





