Che Rocca Salimbeni non diventi luogo di periferica rappresentanza
Stefano Bisi.
Roberto Barzanti sul Corriere Fiorentino dedica un articolo a “Facce da Monte”, il libro che ho scritto raccontando episodi e riportando testimonianze sugli amministratori della banca dal 1977 al 1995 quando Rocca Salimbeni, il 14 agosto, si trasformò in società per azioni. Scrive che “la presidenza di Piero Barucci fu certo tra le più lungimiranti. In contrasto con il provveditore, era contrario all’acquisizione di banche che non rientrasse in una geopolitica basata su non incidentali occasioni o obblighi. Cominciava a soffiare il vento della trasformazione in spa che avrebbe implicato un convinto cambio di passo”. Barucci, che fu presidente dal 1983 al 1990, diceva che il Monte dei Paschi non ha bisogno della società per azioni perché l’attenzione dei senesi verso la banca è costante ed è questa l’assemblea degli azionisti. Secondo Barzanti ”ridare al passato remoto attraverso la tecnica di brillanti medaglioni biografici, tesi a enfatizzare solo le virtù benefiche senza tentare di intrecci della storia, può risolversi in una simpatica operazione nostalgia. Ma oggi è essenziale scongiurare, insieme alla Regione, che la sede del glorioso Monte divenga un luogo di periferica rappresentanza di un’epoca tramontata per sempre”. E questo invito, che condivido, di Barzanti si scontra con una città silente di fronte a quello che succede da qualche settimana a Rocca Salimbeni, ma soprattutto a Roma e Milano. Prevale il timore di essere additati per quelli che hanno “rovinato” la banca per il nostro provincialismo mentre proprio in “Facce da Monte” ricordo e cerco di dimostrare che l’istituto di credito cresceva proprio quando ad amministrarlo era uomini di parte, anzi di partito, che trovavano il modo di operare per il bene comune.





