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La guerra, la luna e la fiducia in una svolta insperata

Visti da lontano, a metà della strada che ci separa dalla luna, anche noi siamo soltanto una cellula, e niente di più. E’ l’inizio dell’editoriale di Agnese Pini sul Quotidiano Nazionale. Una cellula bianca e azzurra nel liquido buio dell’universo, sorretta da un sottilissimo cerchio di luce. Forse come tutti mi sono chiesta, guardando le immagini del nostro pianeta scattate dagli astronauti dell’Artemis II, che effetto dobbiamo fare noi da lassù, rotondi e fragili come siamo, interi. Russell Schweickart, dopo il suo volo sull’Apollo 9, scrisse: “Sei lì fuori nello spazio, e ti rendi conto che quella cosa è un organismo. E tu fai parte di quell’organismo”. Solo una cellula blu, catturata dal passaggio della capsula Orion che domani compirà il primo giro attorno al nostro satellite, trascinata dal tempo sospeso delle orbite, così ignaro del nostro tempo.

Visti da vicino, nel giorno di Pasqua – che è il 37° giorno di guerra in Iran – il nostro tempo è a un bivio reale. Da un lato c’è la logica dell’escalation, quel meccanismo che Barbara Tuchman analizzò con lucidità impietosa nel suo studio sull’agosto del 1914, quando i governi europei si ritrovarono trascinati in una guerra che nessuno di loro aveva davvero voluto, rendendosi conto troppo tardi di essere “meno padroni di se stessi di quanto pensassero”: Trump minaccia ulteriori distruzioni di infrastrutture iraniane, Teheran risponde sul campo. La logica militare produce il suo passo successivo quasi in automatico, perché il pericolo in questi casi non è mai l’intenzione ma l’inerzia, la forza di gravità della guerra che si alimenta da sola.

Dall’altro lato, qualcosa di più piccolo ma ugualmente reale: oltre quaranta Paesi riuniti in un verticeconvocato dal Regno Unito per discutere la riapertura di Hormuz, Macron e il presidente sudcoreano che concordano di cooperare per garantire la sicurezza nella via d’acqua, il Papa che telefona a Herzog, Trump stesso che non chiude la porta ai negoziati e anzi, dopo l’abbattimento di un caccia Usa, dichiara che l’episodio “non influirà sulle trattative”.

Sono segnali deboli, ma i passaggi nella storia cominciano sempre così, con qualcosa di appena percettibile che poi, a ritroso, si rivela essere stato l’inizio di una svolta insperata.

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