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Non solo benzina, lo shock Iran si abbatte anche sui cellulari

Ariel Piccini Warschauer.

L’onda d’urto del conflitto in Iran travalica i confini mediorientali e, dopo aver infiammato i mercati energetici europei, arriva direttamente nelle tasche degli italiani attraverso lo smartphone. Non è più solo il pieno alla pompa di benzina: la crisi internazionale sta innescando una raffica di rincari che ora investe persino il settore delle telecomunicazioni.

Secondo l’ultimo report del Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.), le principali compagnie telefoniche hanno già iniziato a rimettere mano ai listini. La motivazione ufficiale risiede nell’impennata dei costi operativi e nella necessità di sostenere le infrastrutture in un contesto di inflazione galoppante, alimentata proprio dall’instabilità geopolitica.

La stangata di maggio

Il primo gigante a muoversi ufficialmente è TIM, che ha già comunicato una serie di rimodulazioni che scatteranno tra aprile e maggio. Ecco i numeri della “manovra” sulle tariffe: 

Per la Rete Fissa, dal 1° maggio, molti utenti si vedranno recapitare bollette più pesanti di 2,99 euro al mese. Un aumento che, su base annua, sfiora i 36 euro. Non si salva nemmeno lo streaming. I pacchetti TIMVision subiranno rincari variabili che, per le configurazioni più complete, arriveranno a costare fino a 48 euro in più all’anno.

L’effetto “memoria” dei prezzi

Ciò che preoccupa maggiormente le associazioni dei consumatori non è solo l’entità dell’aumento, ma la sua natura strutturale. “Il timore è che si ripeta quanto visto con il conflitto in Ucraina”, spiegano dal C.r.c. “Storicamente, una volta che le tariffe telefoniche vengono ritoccate verso l’alto per ‘emergenza’, difficilmente tornano ai livelli precedenti quando la crisi rientra”.

In un Paese in cui la connettività è ormai un bene di prima necessità, il rischio è che il diritto alla comunicazione diventi l’ennesimo lusso eroso dal caro-vita. Le altre telco, per ora, restano alla finestra a guardare, ma gli analisti scommettono su un effetto domino entro l’estate: quando i costi dell’energia salgono, il segnale dei ripetitori diventa improvvisamente più caro per tutti.

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