#POLITICA #ULTIME NOTIZIE

Caro Nordio, quanti errori sono stati commessi

Gianfranco Polillo su StartMag ha commentato il referendum sulla giustizia.

Quanti errori! Vi sono stati quelli più evidenti, come alcune dichiarazioni del capo di gabinetto del ministero di Grazia e giustizia, Giusi Bartolozzi, o le incaute citazioni del Ministro stesso, a proposito di alcune vecchie affermazioni del giudice Nino De Matteo. Sebbene quest’ultimo, il 15 settembre 2019 avesse detto al Corriere della Sera che “l’appartenenza a una cordata” per un magistrato “è l’unico mezzo per fare carriera e avere tutela quando si è attaccati e isolati, e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso”. Ma contava poco.

Troppo facile la reazione dell’Anm: le parole del ministro “offendono la memoria di chi ha perso la vita per lottare contro la mafia nel corso della storia d’Italia e mortificano il lavoro di chi, sul territorio, ogni giorno, mette a rischio la propria incolumità personale per contrastare la criminalità organizzata, a difesa della collettività”. Sacrosanto. Ma del tutto fuori tema. Il sacrificio di tanti magistrati non c’entra con il problema di quell’assetto correntizio che domina il Csm. E che è del tutto visibile. Basta cercare il nome dei magistrati che lo compongono. Accanto ad ognuno di essi è indicata la corrente di appartenenza: Magistratura Indipendente (centro-destra), Area Democratica per la Giustizia (centro-sinistra), Unicost (centro), Magistratura Democratica (sinistra) e Autonomia e Indipendenza.

Ma queste spigolature sono solo le più vistose, sulle quali tuttavia la sinistra è riuscita a mobilitare non solo il suo tradizionale elettorato, ma quei due milioni di voti in più che le hanno garantito la vittoria. L’ex magistrato Luca Palamara, che ebbe il torto di far conoscere fatti e misfatti del Csm, nella sua recente intervista all’Adnkronos, ritiene che se nell’Anm “continueranno a emergere le stesse distorsioni – a partire dal peso delle correnti – sarà sempre più difficile spiegare agli italiani perché non si è voluto cambiare nulla. La partita, in realtà, non è chiusa: è solo rimandata, e si giocherà su un terreno molto più scomodo per chi oggi festeggia perché non necessariamente ogni riforma deve avvenire toccando la Costituzione”.

Il punto è delicato. Se, in prospettiva, sarà possibile intervenire con legge ordinaria, invece di scomodare le procedure previste dall’articolo 138 della Costituzione, perché non ci si è pensato prima? Eppure non era difficile. Tanto più che questa soluzione era stata suggerita dagli stessi esponenti del Partito Democratico. Debora Serrachiani, responsabile giustizia di quel Partito, nei vari interventi televisivi, soprattutto nel salotto di Bruno Vespa, aveva più volte ripetuto che una riforma di carattere costituzionale non era necessaria. Se si fosse seguita quella strada ci saremmo risparmiati fatica e tanti dolori.

A sostegno di questa tesi depone del resto il primo comma dell’articolo 111 della Costituzione, come modificato dalla legge del 1999, approvata a larghissima maggioranza, che ha codificato il principio del “giusto processo”. Si trattava, pertanto, di dare attuazione, con legge ordinaria, a quel principio. Scelta che avrebbe evitato il principale equivoco della campagna referendaria. Quello secondo il quale la normativa appena varata dal Parlamento voleva stravolgere l’attuale Costituzione, quando invece voleva dare a quei principi, che ancora fanno parte dell’ordinamento (scusate l’insistenza), la giusta attuazione.

Ma si può legittimamente osservare: obiettivo della nuova normativa era soprattutto quello di giungere alla separazione delle carriere e alla soppressione delle correnti interne alla magistratura. Ma anche in questo caso non era indispensabile ricorrere al doppio Csm. Bastava introdurre le ulteriori modifiche (se ritenute necessarie) all’articolo 12 della legge 71 del 2022 (riforma Cartabia) che già prevede la separazione delle funzioni. Giungendo fino al punto di vietare ogni passaggio da quella giudicante a quella requirente. E viceversa.

Ovviamente queste modifiche non avrebbero inciso sul funzionamento del Csm. In questo caso l’attuale articolo 104 della Costituzione, che ne disciplina il funzionamento, è ancora un limite invalicabile. Tale da giustificare tutta la filosofia della riforma, targata Carlo Nordio. Il suo quarto comma – “gli altri componenti” (magistrati) “sono eletti” – non avrebbe consentito di aggirare il principio della rappresentanza, con un semplice sorteggio. Del resto, durante i lavori della Costituente, si era anche pensato a far riferimento solo al criterio dell’anzianità, ma poi la proposta era stata lasciata cadere.

Che i membri del Csm debbano essere eletti è quindi fuori discussione. Ma come? In che modo? La relativa disciplina è stabilita dalla legge 24 marzo 1958, n. 195. Che è legge ordinaria e che quindi può essere modificata senza ricorrere a procedure rafforzate. L’articolo 25, al comma 7, non solo legittima le correnti (i candidati “possono dichiarare all’ufficio elettorale centrale il proprio collegamento con uno o più candidati dello stesso o di altri collegi”); ma (Udite! Udite!) ammette il famigerato sorteggio (l’Ufficio elettorale centrale, in alcuni casi “procede, in seduta pubblica, all’estrazione a sorte delle candidature mancanti tra tutti i magistrati che sono eleggibili” – comma 5). Il che dovrebbe far venir meno ogni indignata reazione.

Basterebbero queste semplici considerazioni per far dubitare della validità delle scelte compiute dallo staff del Guardasigilli. Ma c’è qualcosa in più. L’articolo 107, ultimo comma, della Costituzione stabilisce che “il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario.” E quello successivo, (primo comma del 108): “le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge”. Legge ovviamente ordinaria. Ma se si voleva giungere ad un processo più equo e terzo, disciplinando meglio i poteri dell’accusa, non si poteva seguire questa seconda strada, invece di invocare una sorta di giudizio di Dio?

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti