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Piombino, oltre la protesta per il futuro industriale del territorio

Pablo Cinci*.

La recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legge n. 32/2026 non è che la sanzione di un’ovvietà geopolitica. In un quadro internazionale frammentato e critico, lo Stato

ha esercitato il doveroso compito di mettere in sicurezza l’approvvigionamento energetico nazionale.

È un provvedimento che non giunge inaspettato e che risponde a una verità ineludibile: la sicurezza

energetica dell’Italia è una priorità di ordine superiore, che non può piegarsi alle derive populiste del

comitatismo locale.

I numeri dell’attuale crisi in Medio Oriente parlano da soli: il blocco dello Stretto di Hormuz ha “congelato” un quinto del GNL mondiale in soli dieci giorni. La spirale inflattiva che ne deriva — con i prezzi del gas balzati del 50% e quelli del petrolio del 27% — ha già presentato un conto salatissimo di tre miliardi di euro ai contribuenti europei, secondo quanto affermato dalla Commissione Europea.

In una simile situazione, appare evidente che un governo di qualsiasi colore politico non possa permettersi esitazioni di sorta.

Mentre il Governo assume decisioni necessarie per tutelare l’interesse nazionale, le istituzioni locali non

possono permettersi di rischiare di perdere la sfida più importante: quella delle ricadute compensative sul territorio in relazione alla presenza di un’installazione indispensabile per la sicurezza energetica nazionale.

L’invito che rivolgiamo, in primis, al Presidente della Regione Toscana e al Sindaco del Comune di

Piombino è chiaro: è necessario abbandonare una battaglia di retroguardia contro il rigassificatore, ormai

inutile e controproducente, per impegnarsi all’unisono nell’ottenere compensazioni adeguate.

In questo quadro però, non deve sfuggire l’articolazione ed i rischi che, attualmente, presenta lo scenario

locale.

Sono previsti, nel comune di Piombino, investimenti privati per una cifra che supera i 3,5 miliardi di euro.

Si tratta, probabilmente, del più grande investimento produttivo previsto sul territorio nazionale, in grado

di incrementare il PIL regionale e italiano, che prevede la realizzazione della nuova acciaieria Metinvest-

Danieli e il revamping del treno rotaie di JSW (unico impianto, ad oggi, operativo dello stabilimento ex

lucchini e dirimente per il futuro del sito).

Nel contesto degli investimenti va annoverato anche, l’indispensabile chiusura del processo di vendita

dello stabilimento Liberty Magona al Gruppo Trasteel, per il rilancio produttivo ed occupazione della più

antica fabbrica piombinese.

Parallelamente, il territorio presenta carenze, che potremo definire storiche, che richiedono, senza

esitazione, investimenti urgenti di matrice pubblica, finalizzati a colmare un’arretratezza infrastrutturale,

ad oggi, non più accettabile ed in grado di avere pesanti riflessi anche sul quadro degli investimenti privati (il completamento delle infrastrutture portuali sarà fondamentale per l’esercizio produttivo degli impianti siderurgici), oltre che risultare penalizzante per la competitività dell’intero distretto industriale.

In questo ambito, si collocano anche le bonifiche ambientali, un’opera senz’altro impegnativa, ma

indispensabile per il territorio, unitamente all’abbattimento dei costi energetici per imprese e famiglie,

un’azione, quest’ultima, che determinerebbe un margine di competitività non secondario, per rafforzare la presenza dell’industria manufatturiera nel nostro sito anche per il futuro.Ed allora, è su questo fronte che bisogna agire, rivendicando i risparmi che lo Stato otterrà dal mancato

spostamento della nave ITALIS LNG (stimati dall’ARERA in 436 milioni di euro), attivando lo strumento

dell’Accordo di Programma di parte pubblica, come previsto dall’art. 34 del TUEL, coinvolgendo tutte le

amministrazioni interessate.

Si tratta di un dispositivo amministrativo di rilievo, capace di coordinare l’azione di tutti i soggetti

istituzionali coinvolti: dal Comune di Piombino e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno

Settentrionale, fino alla Regione Toscana e ai Ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e delle

Infrastrutture.

L’attivazione di questo strumento permetterebbe di:

• Vincolare le risorse finanziarie: ovvero tradurre i 436 milioni di euro di risparmi stimati da ARERA

(derivanti dalla permanenza della nave ITALIS LNG) in capitoli di spesa da destinare al territorio.

• Sincronizzare i tempi: allineare la realizzazione delle infrastrutture pubbliche — come il

completamento del porto e le bonifiche — con i cronoprogrammi degli investimenti privati.

• Garantire la semplificazione: in altri termini superare le lungaggini burocratiche, attraverso la

creazione di un tavolo di coordinamento tecnico-amministrativo stabile.

Si tratterebbe di un’assunzione di responsabilità importante della politica che, preso atto, degli importanti

investimenti privati e superate le divergenze di parte, metta in campo risorse pubbliche per creare le

condizioni indispensabili per massimizzare i risultati del progetto di reindustrializzazione di Piombino e

agevolarne l’attuazione.

Siamo giunti al momento della verità.

Piombino aspetta da troppo tempo: è possibile continuare con la litania della protesta o, finalmente,

assumersi la responsabilità di governare il rilancio del territorio, laddove il tempo, in questa partita, non è

una variabile marginale.

Piombino, lì 21 Marzo 2026

APPELLO PER IL LAVORO

E LO SVILUPPO A PIOMBINO

IL PRESIDENTE

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