Pioggia di ferro su Rishon Lezion, il trucco iraniano per bucare Iron Dome
Ariel Piccini Warschauer.
Le sirene non urlano più, ma il silenzio che avvolge il quartiere residenziale di Rishon Lezion è interrotto solo dallo scricchiolio dei vetri infranti. Una scuola materna, un luogo che dovrebbe trasudare solo risate e giochi, appare oggi come una carcassa sventrata. Non c’è stato un impatto diretto, dicono gli esperti della difesa, ma la pioggia di schegge che ha investito la struttura è il biglietto da visita della nuova strategia di Teheran.
L’Iran ha alzato l’asticella. Non si tratta più solo di lanciare vettori balistici sperando che passino; ora si gioca la carta della saturazione e della frammentazione. Quello che ha colpito il cuore d’Israele durante lo Shabbat è, con ogni probabilità, l’ennesimo esempio di testata a grappolo (cluster). Un’arma subdola, progettata per ingannare i sistemi di intercettazione di Gerusalemme.
La sfida tecnologica
Il concetto è tanto semplice quanto micidiale: il missile non viaggia come un blocco unico fino al bersaglio. Si divide a mezz’aria, liberando centinaia di “bomblets”, piccoli ordigni che si disperdono su un’area vasta. Per il sistema Iron Domeo per le batterie Arrow, il compito diventa titanico: bisogna colpire il vettore prima che si frammenti. Una volta che la testata si apre, lo scudo difensivo si trova a dover tracciare non più un unico punto, ma una nuvola di minacce.
Molti di questi mini-esplosivi non detonano all’impatto, trasformando parchi giochi e cortili in veri e propri campi minati urbani. È la guerra asimmetrica che si fa tecnologia balistica.
Israele sotto assedio
I numeri del Magen David Adom parlano chiaro: sette siti d’impatto nel solo centro del Paese, da Bnei Brak a Rehovot. A Rishon Lezion, il bilancio poteva essere una strage. Solo il rigore dei protocolli di sicurezza ha evitato il peggio: un uomo di settant’anni ferito mentre correva verso il rifugio, qualche contuso, molto shock. Ma il danno strutturale è lì a testimoniare che la gittata e la precisione dei missili iraniani sono una realtà con cui il governo Netanyahu deve fare i conti ogni ora.
Nel frattempo, le schegge hanno ferito anche il cuore della Città Vecchia di Gerusalemme, colpendo il Quartiere Ebraico, e hanno lambito le infrastrutture critiche a Haifa, dove la raffineria Bazan è stata teatro di esplosioni controllate per mettere in sicurezza gli impianti.
Operazione Roaring Lion
Siamo nel pieno dell’Operazione Roaring Lion. Mentre i reparti di ricerca e soccorso dell’Home Front Command scavano tra le macerie della scuola materna per bonificare l’area dalle sub-munizioni inesplose, il messaggio che arriva da Teheran è inequivocabile: nessuno è al sicuro, nemmeno i bambini. La guerra dei cieli sopra Israele non è più solo una questione di intercettazioni spettacolari da guardare con lo smartphone puntato all’insù; è una partita a scacchi dove ogni mossa russa o iraniana cerca il varco giusto per ferire il nemico nel profondo.
Israele resiste, ma il costo di questa pioggia di ferro inizia a farsi sentire, non solo in termini economici, ma nella quotidiana, estenuante attesa del prossimo sibilo.





