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Zorro Ranch, l’ombra di Epstein nel New Mexico e il mistero del rifugio cristiano

Ariel Piccini Warschauer.

Il deserto dell’Alto Plains non dimentica, e soprattutto non nasconde per sempre. A quasi sette anni dalla morte di Jeffrey Epstein, i cancelli del famigerato Zorro Ranch sono tornati a cigolare sotto il peso di un’indagine che questa volta promette di andare fino in fondo. Ma mentre gli investigatori federali setacciano il terreno con unità cinofile, la proprietà ha cambiato pelle, passando dalle mani di un predatore sessuale a quelle di un politico ultraconservatore che promette redenzione molto legato al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. 

Il nuovo padrone: tra fede e politica

L’attuale proprietario è Don Huffines, ex senatore repubblicano del Texas e figura di spicco della destra “Trumpiana”, oggi in piena corsa per la carica di Comptroller nel suo stato. Attraverso una società a responsabilità limitata, la famiglia Huffines ha acquistato la tenuta nel 2023 per circa 13 milioni di dollari, una cifra che – ironia della sorte – è finita nel fondo di risarcimento per le vittime di Epstein.

Huffines non ha perso tempo a ribattezzare il complesso San Rafael Ranch, annunciando l’intenzione di trasformare quello che era il quartier generale dei piani eugenetici di Epstein in un centro di ritiro cristiano. Tuttavia, la metamorfosi da “antro del peccato” a luogo di preghiera non ha placato i sospetti dei residenti locali e degli attivisti per i diritti umani, preoccupati che la nuova gestione possa, intenzionalmente o meno, intralciare la memoria storica degli abusi sessuali commessi da Epstein e dai suoi ospiti. 

Le “stranezze” del marzo 2026

Nonostante la collaborazione dichiarata dai nuovi proprietari, l’atmosfera attorno al ranch è più tesa e più tetra che mai. Ecco cosa sta succedendo proprio in queste ore: Lunedì scorso, 9 marzo, la Procura Generale del New Mexico ha lanciato una nuova massiccia perquisizione. Il motivo? Una soffiata emersa dai milioni di documenti recentemente desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano, secondo cui due ragazze straniere sarebbero state sepolte nelle colline circostanti la villa, dopo essere state strangolate da un ospite di Epstein, al culmine di un gioco sessuale sadomasochista. Le unità cinofile sono state viste pattugliare i perimetri più remoti della proprietà, anche con l’aiuto di unità a cavallo e droni.

La “Commissione della Verità”

I deputati dello stato hanno istituito una commissione bipartisan per indagare non solo sui crimini di Epstein, ma sulla colpevole inerzia delle autorità locali che per 26 anni hanno ignorato le denunce. Sotto la lente ci sono i legami tra il finanziere e influenti figure politiche del New Mexico che frequentavano il ranch. Pochi giorni fa, la sparizione di un piccolo altare eretto dalle sopravvissute fuori dal perimetro ha riacceso le polemiche. Mentre la proprietà parla di “manutenzione”, le vittime leggono il gesto come un tentativo di cancellare un passato troppo ingombrante. 

Un passato che non passa

Mentre Huffines progetta cappelle e aree di meditazione, le fondamenta della villa principale (oltre 2.500 metri quadrati) conservano ancora i segni della follia di Epstein: i cavi dei sofisticati sistemi di sorveglianza che trasformavano ogni stanza in una trappola per ricatti, e le tracce di quel progetto folle di creare una “super-razza” umana attraverso la fecondazione forzata.

La sfida della nuova proprietà sarà dimostrare che il San Rafael Ranch può davvero diventare un luogo di luce, o se resterà per sempre, come dicono i vicini di Stanley, un “monumento all’orrore” troppo grande per essere redento da qualche preghiera.

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