#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

Riad stringe Trump al pugno durissimo contro l’Iran

Ariel Piccini Warschauer.

Per la famiglia reale saudita è una questione di sopravvivenza dinastica e di antiche promesse. Mohammed bin Salman (MBS), l’uomo forte di Riad, ha rotto gli indugi: il messaggio recapitato alla Casa Bianca di Donald Trump è netto, privo di ambiguità diplomatica. “Continuate a colpire l’Iran. Duramente e con ogni mezzo”.

Il rapporto, filtrato attraverso le colonne del New York Times, descrive un asse Washington-Riad mai così solido, ma anche mai così pericoloso. Per il Principe Ereditario, la politica della “massima pressione” non è un’opzione, è l’unica strada percorribile. Un consiglio che riecheggia come un fantasma dal passato tra i corridoi del potere saudita.

L’eredità del “Serpente”

Non si può comprendere l’urgenza di MBS senza tornare al 2008. Allora era il defunto Re Abdullah a sussurrare ai diplomatici americani una frase rimasta scolpita nei cablogrammi di WikiLeaks: “Bisogna tagliare la testa al serpente iraniano”. Quella metafora, riferita alla teocrazia sciita di Teheran e alle sue ambizioni nucleari, è diventata il dogma della sicurezza nazionale saudita.

Oggi, bin Salman riprende quel testimone. Ma rispetto all’epoca di Abdullah, il contesto è mutato: l’Iran non è più solo una minaccia nucleare “in divenire”, ma un network di milizie che cinge d’assedio i confini del Regno, dallo Yemen al Libano, passando per l’Iraq.

Il dilemma del Golfo

Eppure, dietro la fermezza ostentata nei colloqui privati con Trump, si cela una cautela quasi paralizzante in pubblico. L’incontro recente tra MBS e il presidente degli Emirati, Mohammed bin Zayed, ha messo in luce una profonda preoccupazione: il “giorno dopo”.

Se gli Stati Uniti dovessero passare dalle sanzioni a un’offensiva militare diretta, chi pagherà il prezzo della rappresaglia iraniana? Le petromonarchie sanno di essere nel mirino dei droni e dei missili di Teheran. La stabilità economica della regione – pilastro della “Vision 2030” di MBS – potrebbe crollare in una notte di fuoco.

Per ora, Riad preferisce che sia il braccio americano a sferrare i colpi, mentre il Regno cerca di mantenere quel sottile equilibrio tra la retorica del confronto e la necessità di non trasformarsi nel primo campo di battaglia di una guerra aperta. Il “serpente” è ancora vivo, e la sua testa, per ora, resta al suo posto.

Riad stringe Trump al pugno durissimo contro l’Iran

Biffo sì Biffo no, a Prato le

Riad stringe Trump al pugno durissimo contro l’Iran

A Firenze chiuse 293 attività in 13

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti