La campagna referendaria seria che non c’è stata
“La campagna referendaria, nella sua essenza teoretica, s’è aperta coi manifesti del fronte del No per denunciare il progetto di sottomettere i giudici al governo – deduzione molto arbitraria, e pedestre semplificazione, poiché semmai si sottometterebbero i pubblici ministeri, non i giudici: le carriere andrebbero separate almeno nella propaganda – e s’è chiusa col comizio dell’altro giorno di Giorgia Meloni, per pronosticare, perdesse il Sì, la messa in libertà di “immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori”. Lo scrive Mattia Feltri su Huffington Post. “Posizione personale: andrò a votare Sì senza entusiasmo. Perché è vero che bisogna guardare il testo e non il contesto. Ma è il contesto a spiegare che Paese siamo e che uso facciamo delle leggi. Separazione delle carriere o no” aggiunge.





