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In Iran ampie zone restano prive di accesso alle piattaforme social

Le parole chiave legate a Iran e Khamenei hanno generato 234 milioni di interazioni in 24 ore, ma la mappa delle conversazioni mostra vaste aree del Paese quasi mute, scrive Prima online. Pur con 3 milioni di menzioni, paragonabili a quelle registrate in Israele, non si sviluppano discussioni né polarizzazioni: le citazioni provengono soprattutto dai media del regime, mentre la censura continua a impedire agli iraniani l’accesso libero alle piattaforme social. La distribuzione geografica delle conversazioni online mette in evidenza in modo immediato il peso della censura nei Paesi autoritari. Le parole chiave legate a Iran e Khamenei, monitorate anche nelle versioni in farsi, arabo e urdu, hanno generato nelle ultime 24 ore 234 milioni di interazioni. Tuttavia, osservando la mappa a bolle di calore emerge un dato anomalo: ampie aree dell’Iran restano quasi completamente bianche, prive cioè di attività significativa.

Questo contrasto rivela un fenomeno emblematico. Nonostante il volume complessivo delle menzioni sia elevato — circa 3 milioni, un livello paragonabile a quello registrato in Israele — tali citazioni non si traducono in polarizzazioni, discussioni o engagement reale. La maggior parte delle menzioni proviene infatti dai media controllati dal regime, che hanno diffuso informazioni sugli attacchi, senza però generare conversazioni spontanee.

La ragione è strutturale: la censura e le restrizioni ancora attive in Iran impediscono alla popolazione di accedere liberamente alle piattaforme social, limitando drasticamente la possibilità di commentare, condividere o partecipare al dibattito pubblico digitale.

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