Giustizia, le conseguenze politiche del referendum potranno essere molto rilevanti
Sul Corriere della Sera Antonio Polito riflette sulle conseguenze politiche del referendum del 22 e 23 marzo che potranno “essere molto rilevanti”. “La più ovvia riguarda il centrodestra. È perfino scontato segnalare che una vittoria del No rappresenterebbe il primo colpo assestato in questa legislatura all’aura di invincibilità di Giorgia Meloni. Finora l’opposizione si è sempre slogata la spalla, ogni volta che ha tentato la «spallata». Alle regionali, come al referendum di Landini contro il Jobs Act. Colpire al cuore la vice-madre di tutte le riforme (la madre è quella del premierato, ma per ora è nel congelatore) sarebbe uno sfregio per una coalizione che dopo quattro anni di governo vanta un’invidiabile stabilità e sondaggi che la danno ancora vincente alle prossime elezioni: un unicum nella storia della seconda Repubblica. Quindi, anche se il governo Meloni non cadrà, con la vittoria del No diventerà più forte chi vuole porgli fine. In caso di sconfitta, ci sarebbe però anche una rilevante e forse persino «storica» conseguenza politica per la sinistra. Ha finora sempre disposto di un potere di veto sulle riforme costituzionali. Dei quattro referendum confermativi finora tenuti, sono infatti passati solo i due in cui aveva detto Sì: quello sulla riforma del regionalismo voluta dal governo Amato nel 2001, e quello per la riduzione del numero di parlamentari pretesa dai Cinquestelle nel 2020, cui anche il Pd, in origine contrario, dovette sottostare per andare al governo con Conte. Questo «monopolio» sulla Costituzione, che è stato costruito nel senso comune con un certo successo, si basa sulla presunzione che la Carta del 1948 sia di sinistra. Il che è innanzitutto storicamente infondato. La possibilità di mettere fine per la prima volta alla pretesa che la Costituzione appartenga alla sinistra è una posta in gioco politica del referendum che la destra, di scarsa cultura costituzionale, non ha ancora visto, o comunque non ha usato. Se quel potere di veto risulterà di nuovo vincente, allora nessuna stagione di riforme potrà aprirsi per molto tempo ancora. Se invece cadesse, la sinistra perderebbe forse l’ultima ideologia unificante di cui disponga: il patriottismo costituzionale”.





