Dietro il cubo bianconero si nascondono strategie politiche fiorentine e toscane. Forse
Alessio Gaggioli sul Corriere Fiorentino riflette sul cubo nero, per i fiorentini, cubo bianconero per me. Scrive: “All’ombra del cubo nero a Firenze sta andando in scena una tragicommedia senza fine. L’orrore (non solo estetico) di corso Italia, si è capito, è l’ultimo degli orfani, anche se orfano non è. Ma più passa il tempo e più, nel ping pong tra i palazzi, si mischiano i piani — politico e giudiziario — delle responsabilità. E si continua a perdere di vista quello che serve e che, in maniera sempre più trasversale, chiedono cittadini e pezzi della città: un cambio di passo nei fatti, non buoni propositi che negli ultimi venti anni sono rimasti sulla carta, diversamente dall’avanzata dei grandi gruppi immobiliari a colpi di resort, case e studentati di lusso (12 in meno di 10 anni). La sconfitta della politica, anche se la politica, sulle sue debolezze e mediocrità continua a banchettare. E il bello, o il brutto, è che al tavolo del ping pong delle responsabilità i giocatori aumentano. Penultimo il ministro Alessandro Giuli: «A volte bisogna anche salvare i turisti di qualità da Firenze». E a proposito del cubo nero: «Riguarda le amministrazioni di centrosinistra. Noi cerchiamo di avere sempre una visione, di interazione tra cultura e paesaggio».
Al ministro andrebbero ricordate alcune cose e Gaggioli le scrive:
1) sul poter distinguere tra turisti di qualità e turisti «ciabattoni» dovrebbe chiedere il permesso alla sua collega Daniela Santanché, che abolirebbe il termine overtourism;
2) non a caso il governo Meloni ha impugnato (perdendo) la legge toscana sul turismo e il regolamento sugli affitti brevi di Palazzo Vecchio;
3) sono ministeri e Cassa depositi e prestiti ad aver alienato e svenduto pezzi di Firenze (da Costa San Giorgio a San Gallo, dall’ex teatro all’ex distretto di Santo Spirito) dove sono nati o nasceranno resort.
Certo il cubo nero è un banchetto a cui è difficile sottrarsi. Dopo Giuli ecco Eugenio Giani: «Infelice rigenerazione urbana. Figlio di padre incerto. Ci penserà la magistratura ad accertare se c’è stato qualcosa che non è stato corretto».
Non servirà la magistratura per capire che il cubo nero è figlio delle scelte urbanistiche fatte negli ultimi 15 (o 20?) anni dalla stessa area politica di Giani, che si sono concretizzate nel corso delle staffette degli ultimi sindaci, assessori e consiglieri. Funaro e la sua giunta, in piena sindrome da assedio, da giorni inondano di annunci e numeri di posti letto e alloggi low cost agenzie e giornali. Mentre — al chiuso del palazzo — si dà come imminente «una sterzata urbanistica», senza un’analisi vera degli errori passati. Vedremo.
Intanto Giani l’ha fatta grossa. È uscito dallo spartito della narrazione difensiva. Ingerenza, hanno pensato a Palazzo Vecchio. O peggio, disvelamento (del segreto di Pulcinella): Giani sogna di fare il sindaco di Firenze. Come se il mandato bis del governatore non fosse agli inizi e Funaro non avesse altri tre anni davanti. Auguriamoci che il sogno di Giani non diventi tormentone. Per il bene di Firenze, della Toscana e anche del Pd.
Diceva Livia Turco, in una recente intervista, sulla sinistra che arranca: «Diversi fattori, non ultimo quel cedimento a un vezzo collettivo, a mettere davanti la propria carriera e non la propria parte, l’impegno collettivo»





