I leader europei cercano di costruire una Europa “potenza” per contrastare Trump
“Sotto l’attacco di Putin e la pressione di Trump – scrive Paolo Gentiloni su La Repubblica – i leader europei cercheranno nel vertice di giovedì prossimo di guardare oltre l’emergenza geopolitica verso l’obiettivo della costruzione di una Europa “potenza”. In questa prospettiva molto dipenderà dalle scelte della Germania, che oggi è più forte ma dovrà decidere come investire questa forza in un orizzonte europeo.
Il vertice, voluto in particolare dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, si presenta come un’occasione di confronto con Mario Draghi ed Enrico Letta, autori dei rapporti presentati nel 2024 su competitività e mercato unico. E visto che il Consiglio europeo non è un centro studi, dalla riunione ci si aspettano decisioni. Nei mesi che abbiamo alle spalle l’Europa ha dato segni di risveglio importanti, forse impossibili senza Trump e il suo America First. Ma i segni di risveglio sono arrivati soprattutto sul piano geopolitico e commerciale. Ora sul tavolo c’è l’esigenza, finora disattesa, di fare passi avanti sulla competitività europea — innovazione, energia e politiche industriali — e sulle incompiute del nostro mercato unico, a cominciare dai mercati finanziari. Anche su questi temi si percepisce un’urgenza nuova. L’esito dipenderà dall’atteggiamento della Germania. La forza tedesca coincide oggi con una debolezza francese. L’asse franco-tedesco non è mai stato così fragile e sbilanciato, per la precarietà dell’equilibrio politico francese e per la differenza nella capacità di spesa. La Germania può decidere spese e investimenti che la Francia non può permettersi: il livello del debito pubblico che era uguale trent’anni fa è ora doppio in Francia. Parigi e Berlino sono dunque meno allineate del solito. Ma in che direzione la Germania userà la propria forza? Non credo a disegni egemonici o solitari. Il vero interrogativo è piuttosto se la Germania avrà l’ambizione di orientare l’Unione europea verso una maggiore integrazione. Non mancano timidi segnali positivi, ma mancano ancora decisioni concrete, ad esempio sul cosiddetto ventottesimo regime o sui primi passi verso un safe asset di titoli in euro destinati a investimenti comuni. Per una Germania che torna a fare investimenti in proprio non è facile opporsi agli eurobond. Il nostro governo ha fatto bene a prendere atto del ruolo cruciale della Germania. Ma i buoni rapporti con Berlino andrebbero utilizzati per promuovere l’integrazione europea. Il rischio da evitare è muoversi nella direzione opposta: meno integrazione, più forza agli Stati, niente eurobond. Significherebbe agire nell’interesse di Donald Trump”.


