Blog - Stefano Bisi
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Toscana

Nel ricordo dell’alluvione devastante del 1966

La Nazione ricorda l’alluvione del 1966 e le iniziative di questi giorni per ricordare quel terribile avvenimento. Le vittime furono 35, tra la provincia e il capoluogo: l’ultima, Mario Maggi, 44 anni, è stata ufficialmente riconosciuta come tale nel 2023, 57 anni dopo l’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966. Mai stimati invece con esattezza i dispersi. Insieme al Crocifisso di Cimabue, simbolo della devastazione e del riscatto, l’ondata di piena danneggiò circa 1200 opere d’arte tra tele, affreschi, sculture. Sott’acqua finì anche un terzo dei circa tre milioni di volumi del patrimonio della Biblioteca nazionale, 250.000 quelli invece del Gabinetto Vieusseux sommersi nei sotterranei di Palazzo Strozzi.

Una moltitudine di fiorentini perse casa, bottega, negozio. Migliaia i giovani che da tutto il mondo accorsero per aiutare Firenze a risollevarsi: tra gli Angeli del fango ci furono ad esempio i futuri cardinali Giuseppe Betori e Gualtiero Bassetti, Pier Luigi Bersani, Antonello Venditti, Joan Baez, Francesco De Gregori, Ted Kennedy, Lionel Jospin, Joschka Fischer. Oggi Firenze ricorda l’alluvione del ’66 con diverse iniziative Ecco alcuni appuntamenti. La proiezione del film sugli Angeli del Fango: la meglio gioventù d’Europa

Il Festival dei Popoli dedica la giornata dell’anniversario alla memoria e alla solidarietà, ricordando la mobilitazione di giovani volontari da tutta Italia ed Europa accorsi a dare una mano, con la prima assoluta di “Angeli del Fango – La meglio gioventù europea”, il nuovo documentario di Marco Spagnoli, in sala oggi al Cinema La Compagnia alle 19.30, alla presenza del regista e dei testimoni – italiani, francesi, tedeschi – di quei giorni. Porterà i saluti istituzionali l’Assessora del Comune di Firenze, Laura Sparavigna. Il documentario è prodotto da Clipper Media in collaborazione con Rai Cultura, con il contributo di Fondazione CR Firenze, con la collaborazione di Fondazione Sistema Toscana – Toscana Film Commission, con la collaborazione istituzionale del Comune di Signa e del Gruppo Archeologico Signese Il documentario andrà in onda sempre oggi su Rai Storia alle 21:10.  

Santa Croce “cuore” delle iniziative per il 60° dell’alluvione

Santa Croce, luogo simbolo del dramma dell’alluvione, non dimentica quello che avvenne sessant’anni fa, nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1966. Il Cristo di Cimabue e L’ultima cena di Giorgio Vasari sono gli emblemi di quel dramma ma anche della rinascita coraggiosa che ne è seguita. La Basilica, che fu uno dei luoghi maggiormente colpiti dalla furia dell’Arno, oggi sarà il cuore delle iniziative della memoria: ad accogliere istituzioni e cittadini saranno la Comunità dei Francescani e l’Opera di Santa Croce. Alle ore 9 si terrà la concelebrazione presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti (che allora fu un “angelo del fango”), a cui partecipano il cardinale Giuseppe Betori – anche lui giovanissimo volontario arrivato da Roma dove studiava – e l’arcivescovo Gherardo Gambelli. Verranno ricordate le vittime, quanti vissero quei giorni tragici e tutti coloro che si impegnarono nei soccorsi e nella successiva ricostruzione. Dalla Basilica partirà poi il corteo diretto verso Ponte alle Grazie. Qui si svolgerà la deposizione di una corona nell’Arno (ore 10.30). Nei giorni scorsi l’Ultima cena del Vasari, restituita alla sua magnificenza nel 2016 con l’intervento dell’Opificio delle Pietre Dure, è stata oggetto di una prova di sollevamento periodico per verificare la sicurezza. L’opera di Vasari è infatti dotata di un meccanismo manuale che, in caso di emergenza, consente di provvedere al suo sollevamento nell’arco di undici secondi, garantendo con tempestività la sua totale messa in sicurezza attraverso un sistema di contrappesi. Gli studenti dell’Istituto Alberti–Dante nella mattinata di domani, guideranno i percorsi didattici su Santa Croce e l’alluvione dedicati a scolaresche delle scuole della Città metropolitana di Firenze e ai turisti. E il 7 novembre, in basilica alle ore 21, si tiene il concerto commemorativo organizzato da Splendor of Florence in collaborazione con Opera di Santa Croce e Accademia del Maggio Musicale. L’Orchestra e il Coro dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, con la partecipazione straordinaria dei professori d’orchestra della Rhode Island Philharmonic Orchestra, eseguiranno il Requiem in re minore K. 626 di Mozart.

Le toccanti immagini di Ivo Bazzechi in grande formato sulla facciata del KHI

Da oggi il Kunsthistorisches Institut in Florenz (KHI) presenta sulla facciata della propria sede principale in via Giusti 42-44 una selezione di otto fotografie di Ivo Bazzechi stampate su grandi banner di oltre due metri di lato. Le fotografie documentano la furia dell’acqua e gli esiti disastrosi dell’alluvione, ma anche lo sforzo collettivo della città per il ripristino del proprio patrimonio artistico e monumentale, nonché per il ritorno alla normalità della vita urbana. Documenti inediti recentemente emersi nell’Archivio del KHI illuminano un ulteriore aspetto di questa storia: il ruolo dell’Istituto tra aiuti internazionali, sostegno ai restauri, mobilitazione di volontari e competenze tecniche e scientifiche.

Il concerto davanti alla riproduzione della cella di Mandela

Oggi, a partire dalle 19.30, i giovani musicisti del progetto “Crescendo Musica Toscana” suoneranno davanti alla riproduzione della cella di Mandela all’ingresso del Mandela Forum (Piazza Enrico Berlinguer), prima dell’inizio del concerto di Marco Masini (previsto alle 21 all’interno della struttura). Un’orchestra d’archi con voce solista soprano eseguirà il “Breve Requiem” di Alberto Solari (testo e musica), con la direzione artistica di Luca Marino, per rendere omaggio alle vittime dell’alluvione e agli angeli del fango. L‘iniziativa è organizzata dall’Associazione Nelson Mandela Forum e da “Crescendo Musica Toscana”, progetto finanziato dalla Regione Toscana che ha dato vita a varie formazioni orchestrali formate da giovani musicisti di licei musicali, scuole medie a indirizzo musicale, scuole di musica e conservatori del territorio.

Lo spettacolo ‘Sotto una gran piova d’acqua’

Il 4 novembre 2016, per i cinquant’anni dall’alluvione, lo spettacolo ‘Sotto una gran piova d’acqua’ veniva presentato al Teatro Niccolini di Firenze, in un’iniziativa promossa dall’Accademia degli Infuocati in collaborazione con la Fondazione Teatro della Toscana. Oggi la Compagnia delle Seggiole, capitanata da Fabio Baronti, torna sullo stesso palcoscenico con questa lettura drammatizzata, nata da un’idea di Massimo Sandrelli, a cura di Sandro Bennucci, Marcello Mancini e Massimo Sandrelli, con il testo adattato da Sabrina Tinalli. Un ritorno che lega due anniversari e rinnova l’invito ad ascoltare una storia che appartiene alla città. Il teatro diventa così il luogo in cui condividere il ricordo e consegnarlo anche a chi quei giorni non li ha vissuti.

La mostra virtuale con le immagini dei volontari e i disegni degli alunni

A sessant’anni dall’alluvione che il 4 novembre 1966 colpì Firenze, l’Archivio storico di Indire – il più antico istituto di ricerca del Ministero dell’Istruzione che ha sede a Firenze – restituisce una testimonianza preziosa di quei giorni attraverso fotografie e documenti, oltre ai disegni realizzati dagli alunni delle scuole fiorentine all’indomani dell’alluvione. I materiali sono stati raccolti nella mostra virtuale “Indire e l’alluvione del ’66”, consultabile sul sito dell’ente al seguente link https://mostrevirtuali.indire.it/mostra/indire-e-lalluvione-del-66/ . La mostra documenta le conseguenze della piena dell’Arno sulla città e i danni subiti da Palazzo Gerini, in via Buonarroti 10, storica sede dell’Istituto, allora sede del Centro Didattico Nazionale di Studi e Documentazione. Le immagini conservate nell’Archivio mostrano la violenza dell’acqua, del fango e della nafta che invasero l’edificio, abbatterono il portone principale e allagarono il primo piano, mettendo a rischio un importante patrimonio storico e librario, eredità del museo della scuola. Accanto alla documentazione dei danni, emergono le testimonianze dell’impegno dei volontari. Particolarmente significativi sono i disegni realizzati dagli alunni delle scuole elementari e medie di Firenze, che restituiscono uno sguardo diretto sull’esperienza della catastrofe.

La mostra che racconta l’impegno della Croce Rossa

Negli spazi della biglietteria della Stazione di Firenze Santa Maria Novella è allestita la mostra fotografica “1966. Oltre il fango, l’Umanità. La risposta senza confini della Croce Rossa”, che resterà aperta al pubblico, con ingresso gratuito, fino al 30 novembre 2026. L’esposizione, composta da 24 fotografie storiche, documenta l’impegno della Croce Rossa Italiana e Internazionale nelle operazioni di assistenza alle popolazioni colpite dalle alluvioni del 1966 in Toscana. Attraverso le immagini, la mostra intende ricordare il ruolo svolto dalla Croce Rossa, soprattutto come il principale canale attraverso cui gli aiuti e la straordinaria solidarietà provenienti da tutto il mondo raggiunsero le comunità colpite. La mostra è stata realizzata con materiali provenienti dagli archivi Locchi, Alinari, dall’archivio storico di Intesa Sanpaolo, da Palazzo Blu e da collezioni private, nonché con il prezioso contributo di quanti hanno messo a disposizione immagini, documenti e testimonianze.

Il World Monuments Fund e le alluvioni

A un solo anno dalla sua fondazione, Il World Monuments Fund intervenne tempestivamente nell’emergenza delle alluvioni di Firenze e Venezia del 1966, e oggi, a sessant’anni di distanza, l’Organizzazione internazionale per la tutela del patrimonio prosegue e rafforza la sua attività in Italia. Le origini del WMF sono strettamente legate all’Italia. Il Colonnello James Gray, animato da un profondo amore per il Paese e i suoi monumenti, offrì le proprie competenze ingegneristiche per contribuire alla stabilizzazione della Torre di Pisa. Le alluvioni del 1966 mobilitarono il sostegno internazionale per il patrimonio culturale italiano e rappresentarono un momento determinante per il WMF, consacrando l’organizzazione come uno dei primi “primi soccorritori” globali per le emergenze dei beni culturali e gettando le basi per decenni di interventi di conservazione in tutto il Paese. Dall’alluvione del 1966, l’organizzazione ha investito oltre 23,5 milioni di dollari in circa 100 progetti di restauro e conservazione in Italia, spaziando tra siti archeologici, sinagoghe, cattedrali e paesaggi culturali. World Monuments Fund è la principale organizzazione indipendente dedicata alla salvaguardia dei luoghi più preziosi del pianeta per arricchire la vita delle persone e favorire la comprensione reciproca tra culture e comunità.

In mostra il dipinto salvato dall’alluvione dai depositi della Galleria dell’Accademia

Si tratta del trittico del Maestro della Madonna Straus, un’opera gravemente danneggiata dall’alluvione del 1966 e recuperata grazie a un complesso intervento di restauro. La sua vicenda racconta una pagina significativa della storia della conservazione del patrimonio artistico, segnata dalle difficoltà affrontate e dalle nuove competenze maturate dopo la catastrofe. Normalmente custodito nei depositi, il dipinto raffigurante la Madonna con Bambino e santi Matteo e Michele arcangelo, realizzato intorno al 1380-1385, è esposto nelle sale del primo piano dedicate alla pittura tardogotica. Acquistato nel 1889 dalle Regie Gallerie Fiorentine, proviene dalla chiesa di San Michele Arcangelo a Nebbiano, nel territorio di Certaldo. Dal 1912 era conservato nell’oratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio, a Firenze, dove si trovava il 4 novembre 1966, quando fu raggiunto dalle acque dell’Arno. La piena provocò gravi danni alla superficie pittorica e alla doratura del fondo, rendendo necessario un tempestivo intervento di restauro, condotto nei laboratori allestiti alla Fortezza da Basso. Ora, dopo essere stato trasferito alla Galleria dell’Accademia nel 2000, il trittico torna così visibile non soltanto come testimonianza della pittura fiorentina tardogotica, ma anche come documento del lavoro e delle competenze che contribuirono alla salvaguardia del patrimonio artistico dopo l’alluvione. L’esposizione è visitabile fino al 31 gennaio 2027.

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