Al Festival delle Regioni nasce l’Agenda di Firenze
Durante i lavori della quinta edizione del Festival delle Regioni, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, riunita in seduta straordinaria, ha approvato l’Agenda di Firenze, il proprio documento di posizionamento conclusivo unitario. Il testo, come scrive La Nazione, apre una riflessione condivisa sulle principali sfide del Paese, fondata su un’attenta analisi di contesto e sulla valorizzazione del patrimonio di conoscenze ed esperienze amministrative maturate nei territori regionali. Il documento raccoglie gli esiti delle riunioni delle Commissioni di settore della Conferenza, chiamate a raccolta a Firenze per la prima volta nella storia del Festival per discutere delle priorità dei vari ambiti di competenza regionale. Ne emerge una visione d’insieme volta ad accompagnare i processi di trasformazione economica, sociale, ambientale e tecnologica della Repubblica, articolando proposte e priorità, rivolte a Governo e Parlamento, per definire un percorso comune di programmazione e coordinamento istituzionale. L’Agenda di Firenze articola le proprie proposte lungo cinque ambiti strategici d’intervento.
“L’Agenda di Firenze rimarrà come una bussola di orientamento nei prossimi mesi e come punto di riferimento dei lavori che questi tre giorni hanno generato”. Con queste parole il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha concluso il Festival delle Regioni, passando simbolicamente il testimone al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, cui spetterà il compito di raccogliere il testimone della manifestazione.
Il primo affronta gli assetti istituzionali e la finanza pubblica territoriale, approfondendo l’evoluzione delle autonomie, i rapporti tra i diversi livelli di governo e il contributo regionale alla definizione delle priorità strategiche nazionali e ai negoziati europei. Il secondo investe sul capitale umano della Pubblica amministrazione, sull’innovazione e sulla trasformazione digitale, individuati come leve indispensabili per la modernizzazione della macchina pubblica e l’accrescimento della capacità amministrativa. Il terzo asse si concentra sulla competitività e sull’attrattività territoriale, sostenendo i sistemi produttivi, le filiere strategiche e le vocazioni locali. Il quarto ambito riguarda infrastrutture e transizione sostenibile, con un’attenzione mirata a resilienza delle comunità, mobilità, rigenerazione urbana e sostenibilità ambientale. La quinta direttrice, dedicata all’inclusione e al benessere delle comunità, guarda a giovani, formazione e lavoro, salute, sport e cultura, dimensioni determinanti per generare coesione sociale, opportunità, partecipazione e qualità della vita. Pur nella diversità dei temi trattati, l’Agenda si sviluppa attorno a tre direttrici comuni: il rafforzamento della governance multilivello, il ricambio generazionale e le risposte al cambiamento climatico.
“Viviamo in un’epoca che ci pone davanti a forti complessità e sfide. Le transizioni climatica, energetica e digitale devono essere governate con pragmatismo, tenendo insieme sostenibilità ambientale, economica e sociale ma anche la sovranità tecnologica. Nessun territorio deve restare indietro. Su queste sfide le Regioni non chiedono di fare da sole: chiedono di fare la loro parte, con risorse e strumenti adeguati”, ha chiarito Massimiliano Fedriga, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. “L’obiettivo delle Regioni – ha spiegato ancora Fedriga – non è certo ottenere più risorse per sé, ma costruire, insieme al Governo, un quadro pluriennale di certezza dei finanziamenti e delle responsabilità, che permetta di assicurare servizi migliori per i cittadini. Questo vale ancor di più in questa fase in cui si sta presentando la legge di bilancio e in cui è aperta la negoziazione per il prossimo ciclo di programmazione europea”, ha concluso.





