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Politica

Mattarella unisce l’autorità dello Stato e la dignità delle persone

Raffaele Marmo sul Quotidiano Nazionale commenta la forza di Sergio Mattarella, che in questi giorni sta nella fermezza con cui tiene insieme ciò che la politica tende a separare: l’autorità dello Stato e la dignità delle persone. Quanto più la risposta del governo Meloni alla violenza delle piazze si concentra sull’inasprimento delle misure repressive, tanto più risalta la linea repubblicana del Quirinale, che considera la sicurezza inseparabile dalla giustizia sociale e dal rispetto dei limiti del potere. Il presidente, come di consueto, non lo sottolinea: è il confronto fra le due linee a rendere visibile la distanza.

Ieri, davanti ai Maestri del Lavoro, Mattarella ha condensato questa posizione in una frase: “Una società coesa è una società che dà forma e sostanza alla propria sicurezza“.

Il giorno prima, ai Cavalieri del Lavoro, aveva denunciato l’indifferenza e la “meschina sottovalutazione” dei giovani. Letti insieme, i due interventi indicano una responsabilità pubblica che comincia molto prima degli scontri e prosegue quando le piazze si svuotano.

Un Paese deve saper rispondere anche ai ragazzi che studiano, lavorano, osservano le regole e tuttavia non riescono a immaginare una vita autonoma. La violenza va fermata, i responsabili perseguiti, chi difende i cittadini messo nelle condizioni di farlo. Ma affidare al codice penale il compito di ricucire una frattura generazionale significa chiedere a esso ciò che non può dare. La condanna dei saccheggi non esaurisce il dovere di governare. E chi rappresenta le istituzioni dovrebbe avvertire il rischio di trasformare una minoranza violenta nell’immagine di un’intera generazione: sarebbe un’ingiustizia, oltre che un errore politico.

I provvedimenti del governo danno corpo a questo confronto. Il decreto approvato dopo gli scontririprende una misura già prevista da un precedente disegno di legge: per i ragazzi tra quattordici e diciotto anni, la capacità di intendere e di volere viene presunta fino a prova contraria. Si ampliano le possibilità di arresto in flagranza differita. Nordio, è vero, rivendica anche prevenzione e rieducazione: è su questo che va misurata la coerenza delle scelte. Quali risorse, quali servizi, quali possibilità di recupero accompagnano l’ampliamento degli strumenti repressivi? La promessa di maggiore severità è facile da comunicare. Contrastare l’abbandono scolastico e costruire percorsi che sottraggano i ragazzi alla recidiva richiede competenze e investimenti duraturi.

Il carcere è la verifica più severa. Mattarella ha denunciato il sovraffollamento e richiamato il valore del reinserimento anche per la sicurezza collettiva. Una pena che restituisce alla società una persona capace di viverci protegge tutti; una detenzione che moltiplica disperazione e marginalità prepara nuove insicurezze. L’articolo 27 vincola la Repubblica all’umanità della pena e alla sua finalità rieducativa. Onorare quel vincolo vuol dire anche sostenere gli agenti penitenziari, sui quali si scaricano carenze e fallimenti del sistema.

La stessa idea di sicurezza il presidente la porta dentro l’economia: un salario che non basta è anch’esso una forma di insicurezza. Mattarella teme che un giorno si debba premiare “l’umanoide più solerte” e difende salari adeguati alla dignità del lavoratore. “Le macchine a servizio delle persone e non viceversa“: il criterio è netto.

Il rischio, evocato con l’immagine evangelica, è “una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro“.

Qui la questione sociale incontra quella democratica: ogni potere, pubblico, economico o tecnologico, deve rispondere delle proprie scelte. Il progresso perde legittimità quando chiede a molti di subirne le conseguenze e riserva a pochi la possibilità di governarlo.

È questa trama a dare spessore politico alle parole del Colle. L’articolo 3 affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che rendono la libertà una possibilità soltanto teorica. Un salario insufficiente, un futuro occupazionale precario, una pena senza recupero incrinano, in modi diversi, quella promessa. Il presidente la richiama proprio quando l’urgenza rischia di restringere l’orizzonte del governo all’ordine pubblico.

La sua funzione di garanzia acquista così un significato tangibile: ricordare che il consenso autorizza a governare dentro un patto che precede ogni maggioranza. La durezza di un provvedimento può essere un argomento elettorale; la sua capacità di rendere la società più sicura va dimostrata. Mattarella chiede alla politica questa prova. E custodisce il punto più alto della tradizione repubblicana: uno Stato autorevole sa imporre il rispetto della legge e sa meritare la fiducia di chi deve osservarla.

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