Sbagliata l’idea di dover rivelare la propria identità religiosa per poter avere il diritto di partecipare a un convegno
Michele Serra su La Repubblica critica la presunta richiesta rivolta a docenti ebrei a Reggio Emilia di firmare una dichiarazione di condanna del genocidio a Gaza come condizione per partecipare a un convegno. L’autore contesta il principio stesso di subordinare la partecipazione a un’iniziativa pubblica o privata alla sottoscrizione di un documento politico o morale. Se gli venisse chiesto di firmare una condanna di guerre o soprusi come requisito per essere ammesso a un consesso, spiega, rifiuterebbe, perché le proprie convinzioni non necessitano di un’approvazione ufficiale e la partecipazione non dovrebbe dipendere dall’uniformità di pensiero.
Serra respinge anche l’idea che una persona debba dichiarare la propria appartenenza religiosa o la propria identità per dimostrare di avere diritto a essere presente in un determinato contesto. A suo giudizio, lo status di persona e la condotta da cittadino sono elementi ben più rilevanti della genealogia o della fede religiosa. L’autore richiama quindi le parole di Gad Lerner, ebreo impegnato contro la politica del governo israeliano e presente a manifestazioni a sostegno dei palestinesi, secondo cui chiedere agli ebrei di abiurare in quanto ebrei è offensivo, così come sarebbe ingiusto chiedere ai musulmani di dissociarsi in quanto tali dopo gli attentati dell’11 settembre. In conclusione, Serra avverte che il movimento a sostegno dei palestinesi deve guardarsi da chi, attraverso richieste di questo tipo, rischia di comprometterne le ragioni. La pretesa di certificare la purezza morale o politica degli altri, sostiene, può nascondere forme di discriminazione e sfociare nel fanatismo.





