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Politica

Come si costruisce il futuro di Forza Italia

In politica, il futuro è spesso il luogo nel quale si rifugiano le ambizioni del presente. Annunciare una nuova stagione, invocare il cambiamento, rivendicare il primato delle idee sono esercizi legittimi. Ma la credibilità di una proposta si misura sui risultati. Il rinnovamento non acquista valore per il solo fatto di essere proclamato, né una storia diventa improvvisamente vecchia perché qualcuno ritiene di doverne scrivere una nuova. Roberto Celano fa un’analisi sull’attualità e sul domani del partito azzurro.

Forza Italia ha attraversato la prova più difficile dalla sua fondazione. La scomparsa di Silvio Berlusconi aveva alimentato previsioni di dissoluzione e premature contese sulla sua eredità. È accaduto il contrario. Antonio Tajani ha garantito continuità, unità e autorevolezza. Alle elezioni europee del 2024 Forza Italia, insieme a Noi Moderati, ha conquistato il 9,6 per cento dei consensi, superando la Lega. Un risultato dal quale dovrebbe partire qualsiasi riflessione seria sul futuro del partito. La nuova stagione di Forza Italia è dunque già cominciata. Ha dimostrato che si può cambiare senza rinnegare, crescere senza dividere, innovare senza considerare superato tutto ciò che esiste. Si discute della necessità di tornare a rappresentare i moderati, i liberali, i riformisti, il mondo delle imprese e delle professioni. Ma Forza Italia è già la casa politica di queste culture. La sfida consiste nell’allargare questa rappresentanza, non nel ridefinire continuamente le proprie radici. Aprire le porte a nuove competenze è indispensabile. Ma l’apertura non presuppone l’inadeguatezza di chi già partecipa alla vita del partito.

Forza Italia non è un contenitore da conquistare, ma una comunità alla quale contribuire. Una comunità cresce quando tiene insieme esperienza e novità, dirigenti e società civile, senza trasformare ogni richiesta di rinnovamento in una contesa per gli incarichi. Il richiamo al merito, principio fondante della cultura liberale, impone coerenza. Il merito si riconosce nei risultati, nelle capacità dimostrate, nel consenso conquistato. Non può essere invocato soltanto per legittimare nuove aspirazioni, dimenticando il valore di chi ha già dimostrato di saper costruire. Nessun ruolo costituisce una rendita di posizione, ma neppure proclamarsi interpreti del cambiamento rappresenta una credenziale sufficiente per assumere nuove responsabilità. La politica non si divide tra chi ha le idee e chi ricopre incarichi, ma tra chi sa trasformare le idee in risultati e chi si limita ad annunciarle. Il confronto acquista spessore quando passa dalle definizioni ai contenuti. Essere liberali significa difendere le libertà individuali, sostenere le imprese, ridurre le tasse, garantire una giustizia efficiente e creare opportunità per i giovani. Le proposte nuove sono benvenute, purché aggiungano soluzioni e non ripropongano con parole diverse principi che appartengono da sempre alla nostra tradizione.

Colpisce, peraltro, che proprio nel dibattito sul rinnovamento emergano differenze su questioni tutt’altro che marginali. Roberto Occhiuto apre alle adozioni per le coppie omosessuali, mentre Paolo Zangrillo, pur dichiarandosi disponibile al confronto, esprime molte perplessità. Sono posizioni diverse su un tema che investe l’identità culturale e politica di Forza Italia. Una dimostrazione di quanto sia più semplice invocare il cambiamento che concordare sulle scelte destinate a caratterizzarlo. Il pluralismo è una ricchezza, ma non può sostituire la necessità di una linea politica riconoscibile. Prima di discutere di nuovi assetti e di nuovi equilibri interni, sarebbe dunque utile chiarire quale progetto si intenda costruire e su quali contenuti si voglia trovare un’intesa. Una discussione libera e una leadership autorevole sono perfettamente compatibili. Antonio Tajani ha dimostrato di saper tenere insieme queste esigenze, garantendo al partito una direzione riconoscibile.

La grande intuizione di Berlusconi fu riunire culture politiche differenti intorno a un progetto liberale e moderato. Quell’eredità non richiede custodi esclusivi né interpreti incaricati di riscriverla periodicamente. Richiede la capacità di tradurne i valori in scelte politiche, senza confondere la legittima dialettica interna con la necessità di ricominciare ogni volta da capo. Forza Italia deve guardare più lontano, conquistare nuovi elettori, coinvolgere giovani e professionisti, rafforzare la propria presenza sui territori. Può farlo partendo dalla credibilità conquistata e dal lavoro di una classe dirigente che ha saputo affrontare il cambiamento. Chi dispone di proposte concrete ha tutto lo spazio per avanzarle e contribuire alla crescita del partito. Ma non può essere la continua rivendicazione di una discontinuità a sostituire il confronto sul merito delle scelte. La vera ambizione non consiste nel dichiarare conclusa una stagione per rivendicare il diritto di inaugurarne un’altra. Consiste nel rendere più grande un progetto che ha già dimostrato la propria vitalità. Perché il futuro non appartiene a chi ne rivendica per primo la paternità, ma a chi possiede la capacità, la credibilità e la responsabilità di costruirlo.

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