Altro che rivalità con Siena e Firenze, ora Arezzo si scopre nemico di Parma
Altro che rivalità con Siena e Firenze, ora Arezzo si scopre nemica di Parma. Il motivo del contendere è la Fiera antiquaria, scrive La Nazione. L’anticiclone bacia la Fiera. L’ultimo colpo di coda dell’estate accarezza i banchi, ripulisce il cielo sopra il centro e calamita in città la grande folla. Un’edizione di lusso, con il sapore più della primavera che del pieno autunno. Almeno trentamila persone in due giorni, bissando il risultato di un anno fa, un altro ottobre felice, e ridisegnando il calendario di un’antiquaria che ha ritrovato il suo smalto. Perfino in coincidenza con lo schiaffo, e non la carezza, della grande rivale Parma.
Dopo alcuni anni di armistizio e nei quali i “cugini” avevano scelto di staccare la loro data da quella aretina, siamo tornati a dividere lo stesso pianerottolo: la prima domenica del mese. Una virata in piena regola. Perché stavolta è partita dal sabato proprio come la Fiera di Arezzo, e che a marzo correrà a cavallo tra gli ultimi giorni di febbraio e i primi di marzo. Una scelta per niente indolore. Perché è vero che il numero degli espositori è andato appena sotto a quelli di un anno fa, 225 contro 230, ma è chiaro che la qualità complessiva ne ha risentito, anche nei punti nevralgici. Quando ricominci a vedere il colore del mattonato di piazza Grande da una parte ne godi e dall’altra ti preoccupi, perché è chiaro che qualcuno è mancato all’appello. E vuoti pesanti si sono registrati anche in via Guido Monaco e perfino lungo il colonnato vasariano delle Logge. Ci sono diversi antiquari che hanno nel loro palmares entrambe le Fiere e due volte all’anno scelgono fatalmente Parma. Una “ferita” rimarginabile provando a coordinare i due eventi? Complicato e forse impossibile.





