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L’ira funesta di Meloni che sarebbe pronta alle dimissioni se non passa la legge elettorale

C’è chi lavora contro l’Italia per colpirci. In quattro anni l’Istat ha sbagliato tutte le previsioni. E se non passa la legge elettorale sono pronte le dimissioni per andare alle urne il prima possibile. Giorgia Meloni è una furia dopo che l’Istat ha confermato il deficit 2025 al 3,1%. Per l’uscita dalla procedura di infrazione bisognerà attendere il prossimo anno. Ma c’è chi calcola che l’errore del governo sia stato enorme. L’indebitamento di aprile ha rivelato una maggiore spesa in Superbonus di circa 8,4 miliardi. Mentre la revisione dei conti nazionali ha scoperto maggiori uscite in conto capitale per circa 2,5 miliardi. Si tratta di un errore complessivo di 11 miliardi di euro. Lo scrive Open.

«Abbiamo risparmiato tutto quello che altri hanno sperperato, ma il risultato ci viene negato da chi lavora contro l’Italia per colpire noi», è la frase attribuita alla premier e riportata oggi dal Corriere della Sera: i numeri in economia sono un’opinione, «se è vero che l’Istat in quattro anni ha sbagliato tutte le previsioni». Mentre questi numeri costringeranno l’esecutivo «ad un negoziato con Bruxelles per niente facile», secondo un ministro. I sospetti di Meloni, sostiene lei, «sono certificati dai fatti». Mentre nel governo si sente la mancanza di Enrico Giovannini, che dell’Istat è stato presidente: «una persona seria» che «non avrebbe fatto un simile scherzetto a un esecutivo di centrosinistra».

Il viceministro FdI all’economia Maurizio Leo ricorda che il Superbonus «sono quaranta miliardi solo quest’anno, più venti per il credito d’imposta. E noi restiamo in infrazione per un decimale». Per questo ora potrebbe cambiare la prospettiva politica dell’esecutivo. Non essendo possibile fare una manovra elettorale vista la mancanza di soldi potrebbe essere più conveniente per Giorgia andare alle elezioni prima. Per questo Meloni ha chiesto che l’esame dello Stabilicum si concluda alla Camera il 5 ottobre. E ha posto la fiducia. Se la riforma fosse bocciata, ha fatto capire che si dimetterebbe. Sfidando così anche il centrodestra.

Giorgia, spiega La Stampa, è furiosa anche per un altro motivo: ritiene di essere stata lasciata scoperta. Del rammarico di Giancarlo Giorgetti, spiegano, «non sa che farsene». Il Tesoro le aveva detto che l’uscita dalla procedura di infrazione europea era un obiettivo possibile. Lei si è esposta pubblicamente. E adesso viene smentita. Il peggioramento riguarda 350 milioni di euro su 1200 miliardi. Anche se oggi, fanno sapere da via XX Settembre, il deficit italiano del 2026 2027 è la metà di quello americano, quest’anno sarà ben al di sotto di quello tedesco (3,7%) e di quello francese (5,4%). Tra i fedelissimi di Giorgia viene definito «incredibile» che il ministro dell’Economia e «qualcuno» all’Istat non abbiano intercettato prima la piega presa dalle stime armonizzate europee.

L’ultima Legge di Bilancio del governo prima delle urne però nasce con una prospettiva nera. Anche perché fa notare il Foglio, l’errore complessivo del governo ammonta a 11 miliardi di euro. E questo significa che è stato speso mezzo punto di Pil in più. L’equivalente di mezza manovra finanziaria. Senza questo errore il deficit 2025 sarebbe stato al 2,6%. Abbondantemente sotto la soglia. Con un rammarico: quando ad aprile l’Istat ha certificato una stima di disavanzo del 3,1 per cento (3,07) il ministero ha cercato di limare le uscite del 2025 attraverso l’individuazione di frodi sui crediti d’imposta edilizi. Ma nel frattempo sono spuntati altri 2,5 miliardi di spesa per investimenti imprevisti. Al ministero dell’Economia dovrebbero fischiare le orecchie.

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