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Economia

Ecco che cosa prevede il progetto del Monte dei Paschi per l’integrazione con Bpm

Cinquemila uscite, compensate da circa 2.500 nuove assunzioni, fino a 115 sportelli potenzialmente da cedere per rispondere alle richieste dell’Antitrust e l’acquisizione dell’intera partecipazione del 13,3% di Generali oggi detenuta attraverso Mediobanca.

Il progetto di Monte dei Paschi di Siena per l’integrazione con Banco Bpm, scrive advisoronline, comincia a mostrare numeri molto più dettagliati, come si evince dalla risposta di 15 pagine inviata dalla banca guidata da Luigi Lovaglio alla Consob. L’Authority aveva infatti chiesto chiarimenti dopo l’annuncio della doppia offerta pubblica di scambio di Mps su Banco Bpm e Banca Generali.

Il primo capitolo riguarda l’occupazione. Mps e Banco Bpm insieme conterebbero poco più di 40mila dipendenti. Per raggiungere i risparmi previsti dal piano, Siena ipotizza uscite volontarie attraverso prepensionamenti per circa 5mila persone, concentrate soprattutto nelle strutture centrali e nelle funzioni di coordinamento commerciale.

Il risparmio stimato sul costo del personale di Banco Bpm arriverebbe così fino a 400 milioni di euro. Ma il piano non si limita alla riduzione degli organici: Mps prevede nuovi ingressi secondo un rapporto indicativo di un’assunzione ogni due uscite. Tradotto in numeri, circa 2.500 giovani entrerebbero nel nuovo gruppo a fronte dei 5mila prepensionamenti. Sui costi diversi dal personale, le economie ipotizzate corrispondono invece a circa il 39% dell’attuale base di costo non legata al personale di Banco Bpm.

I numeri completano quanto Mps aveva già comunicato sulle sinergie dell’operazione. L’integrazione con Banco Bpm dovrebbe generare a regime 1,4 miliardi di euro l’anno di benefici ante imposte, dei quali un miliardo derivante dai costi e 400 milioni dai ricavi e dal funding. Le sinergie dovrebbero essere pienamente realizzate nel 2029, a fronte di circa 1,5 miliardi di oneri di integrazione una tantum tra il 2027 e il 2029.

Il secondo fronte riguarda la rete. Mps ha già simulato gli effetti della fusione provincia per provincia per valutare le possibili sovrapposizioni tra le filiali dei due istituti.

Applicando una soglia del 25% di quota di mercato locale, il nuovo gruppo supererebbe il limite in 15 province, generando un’eccedenza stimata in circa 115 sportelli equivalenti. Con una soglia più permissiva del 30%, le filiali eccedenti scenderebbero a 57.

Il problema sarebbe concentrato soprattutto in Toscana e Lombardia. In Toscana, tradizionale roccaforte di Mps, sarebbero 52 le filiali oltre la soglia del 25% e 33 quelle oltre il 30%. In Lombardia i numeri scenderebbero rispettivamente a 45 e 18, mentre in Veneto sarebbero 11 nel primo scenario e nessuna nel secondo. In Piemonte gli sportelli eccedenti sarebbero sei in entrambi i casi.

Ma uno degli elementi più rilevanti dei documenti riguarda Generali. Mps chiarisce di voler acquisire da Mediobanca la “totalità delle azioni” della compagnia triestina detenute da Piazzetta Cuccia. Oggi il gruppo Mps, attraverso Mediobanca, risulta titolare del 13,35% del capitale del Leone, risultando il primo azionista davanti al gruppo Del Vecchio con il 10,15%, UniCredit con il 9,05%, Caltagirone con il 6,32%, Benetton con il 4,91% e Intesa Sanpaolo con il 3,13%.

L’indicazione assume particolare rilievo perché il piano Mps prevede contemporaneamente una distribuzione straordinaria da 4 miliardi di euro, di cui un miliardo in contanti e tre miliardi attraverso azioni Generali. Secondo quanto emerge dai documenti analizzati da Repubblica, la quota da distribuire corrisponderebbe a circa il 4,5% del capitale del Leone. Mps acquisirebbe quindi inizialmente l’intero pacchetto oggi in Mediobanca per trasferirne successivamente una parte ai propri soci.

Resterebbe in questo modo nel portafoglio di Siena una partecipazione in Generali poco inferiore al 9%, destinata a diventare un asset strategico del nuovo gruppo. Il progetto conferma così quanto il Leone sia diventato uno degli snodi centrali del risiko bancario italiano.

C’è poi il tema della futura struttura azionaria. Se entrambe le offerte su Banco Bpm e Banca Generali ottenessero il 100% delle adesioni, Crédit Agricole diventerebbe il primo azionista del nuovo gruppo Mps con il 10,9%, davanti a Delfin con l’8,3%. Seguono Generali al 6,4%, Caltagirone al 4,9%, BlackRock al 3,9% e il Tesoro al 2,3%.

Gli equilibri cambierebbero sensibilmente qualora andasse a buon fine una sola delle due operazioni. Con la sola integrazione di Banco Bpm, Crédit Agricole salirebbe al 12,5%, Delfin al 9,6% e Caltagirone al 5,6%. Se invece si realizzasse soltanto l’Ops su Banca Generali, il primo azionista diventerebbe Delfin con il 12,9%, seguito da Generali al 9,9%, Caltagirone al 7,6%, Tesoro al 3,6%, BlackRock al 3,4% e Banco Bpm al 2,7%.

Tutto questo dovrà però superare un passaggio decisivo. L’assemblea straordinaria di Mps del 29 ottobre è chiamata a votare le due offerte, che restano giuridicamente autonome. Mps ha inoltre ribadito che le Ops hanno carattere irrevocabile e non sono subordinate al mancato perfezionamento dell’offerta di Intesa Sanpaolo: secondo Siena, dunque, un eventuale cambio di controllo provocato dall’Opas di Ca’ de Sass non determinerebbe automaticamente la loro decadenza.

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