Per Sallusti il tetto per gli studenti stranieri favorisce l’integrazione
Il direttore Alessandro Sallusti su Libero interviene nel dibattito sulla revisione delle quote di alunni immigrati nelle classi delle scuole italiane, sostenendo che le critiche della sinistra si fondino su un falso: l’idea che il provvedimento voglia escludere i nuovi arrivati dal percorso educativo. Secondo l’autore, l’obiettivo sarebbe invece favorire una reale integrazione, evitando classi in cui la presenza di studenti che conoscono poco la lingua italiana finisca per compromettere il percorso di apprendimento e la socializzazione. Sallusti richiama la definizione sociologica di integrazione come il processo attraverso cui una persona o un gruppo entra a far parte di una nuova comunità, adattandosi e partecipando alla vita comune. Cita quindi lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun, che definisce la scuola pubblica, laica e repubblicana una «formidabile macchina per l’integrazione dei bambini» e sottolinea come l’integrazione sia un’operazione reciproca, che non richiede di rinunciare alla propria identità d’origine, ma di adattarla a una nuova vita fatta di scambi. Per l’autore, il processo può funzionare soltanto se una minoranza si integra progressivamente nella maggioranza, mentre non sarebbe possibile il contrario, con la maggioranza costretta ad adattarsi alla minoranza. Da questa prospettiva, la revisione delle quote non produrrebbe esclusione o ghettizzazione, ma servirebbe a evitare classi «sbilanciate», che secondo Sallusti rappresentano già una realtà presente nelle scuole italiane. L’editoriale si conclude con una metafora culinaria: l’integrazione sarebbe una «ricetta scientifica» in cui, se si sbagliano le dosi, il risultato si sgonfia e diventa indigesto per tutti, sia per chi accoglie sia per chi viene accolto.





