Per Travaglio le varie tribù del Pd devono mettersi d’accordo prima di parlare con 5 Stelle e Avs
Il direttore Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano si interroga sulla possibilità che il fronte progressista trovi un accordo sui due temi che dividono maggiormente Pd, M5S e Avs: il riarmo europeo e l’invio di armi all’Ucraina. L’autore osserva che, mentre il M5S ha approvato un programma contrario sia al piano europeo da 800 miliardi di euro a debito sia all’invio di nuove armi a Kiev, e Avs ha finora votato contro entrambe le misure, la posizione del Pd rimane poco chiara e frammentata tra le diverse componenti interne. Secondo Travaglio, prima di confrontarsi con gli alleati, le varie «tribù» del Pd dovrebbero definire una linea comune, comprensibile e priva di ambiguità. Poiché il tempo stringe, propone di affidare la decisione direttamente agli elettori progressisti attraverso primarie aperte per la scelta del candidato premier. I candidati presenterebbero posizioni differenti: Conte contrario al riarmo e all’invio di armi, Schlein favorevole a una riduzione del riarmo e alla prosecuzione degli aiuti militari a Kiev, mentre un esponente della destra dem sosterrebbe il riarmo e il sostegno all’Ucraina fino alla vittoria sulla Russia. Per Travaglio, il voto alle primarie permetterebbe di scegliere contemporaneamente il candidato premier e la linea sui due temi, considerati le questioni fondamentali e più divisive dell’alleanza. Solo in seguito si potrebbe completare il programma su sanità, lavoro, giustizia, scuola, tasse e sicurezza. L’autore conclude sostenendo che, se il centrosinistra scegliesse una linea favorevole a ingenti spese per le armi destinate all’Italia e all’Ucraina, finirebbe per non distinguersi dal governo Meloni. Inoltre, secondo Travaglio, le risorse destinate al riarmo sottrarrebbero fondi alle principali urgenze degli italiani.





