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Toscana

Lucca celebra il XX settembre con la riapertura del Museo del Risorgimento

Arch entrance of Piazza dell Anfiteatro in Lucca Italy

Quest’anno la commemorazione lucchese del XX Settembre ha tenuto insieme  il ricordo della presa di Roma, passaggio decisivo del processo unitario italiano, e il destino del Museo del Risorgimento di Palazzo Ducale, finito nelle ultime settimane al centro di un dibattito che ha riportato l’attenzione sul valore e sulla fruibilità di uno dei luoghi della memoria cittadina.

Come da tradizione gli Amici del XX Settembre hanno deposto una corona d’alloro ai piedi del monumento ai Caduti per la patria realizzato da Urbano Lucchesi e inaugurato nel 1897. Dopo le brevi allocuzioni di Roberto Pizzi e Marcella Matelli, i quali hanno sottolineato e argomentato il valore laico della celebrazione di questa data, hanno portato i saluti della Provincia di Lucca l’ex presidente Luca Menesini e l’assessore Moreno Bruni, per il Comune di Lucca. Entrambi hanno apprezzato e ringraziato gli autori di questa manifestazione, alla quale gli enti da loro rappresentati hanno dato convinta  adesione, avendo riconosciuto la necessità di preservare il valore della memoria. Il rappresentante della Provincia ha inoltre assicurato che il Museo del Risorgimento   potrà continuerà la sua attività nella sede attuale, mentre l’assessore Bruni ha promesso la collaborazione del Comune di Lucca. 

La cerimonia, poi, si è  spostata a Palazzo Ducale, dove i partecipanti, guidati da Luciano Luciani, hanno compiuto una breve visita al Museo del Risorgimento, appositamente aperto per l’occasione, grazie al funzionario della Provincia, Adriano Scarmozzino ed al suo staff. 

Nella attigua sala dell’Antica Armeria è stato poi proiettato “La presa di Roma, 1905” , conosciuto anche come “La breccia di Porta Pia o Bandiera bianca”, film muto realizzato nel 1905 da Filoteo Alberini (Orte, 1867  – Roma, 1937), non solo pioniere della cinematografia nazionale, ma anche ricercatore e sperimentatore di quella nuova tecnica proveniente dalla Francia e inventore del “kinetografo”, uno strumento per la ripresa, la stampa e la proiezione delle pellicole.

Il film è considerato tra quelli che hanno fondato il cinema italiano. Articolato in sette tableauxvivants e della durata di circa dieci minuti, ricostruisce l’epilogo del Risorgimento fino all’apoteosiconclusiva: Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II e Cavour accolti nell’immortalità da una figura femminile avvolta nel tricolore, personificazione dell’Italia. La presa di Roma fu significativamente proiettato nella Capitale il 20 settembre 1905, su un grande schermo disposto davanti alle mura Aureliane e alla Breccia di Porta Pia, alla presenza di migliaia di spettatori accorsi da tutta Roma e dal circondario convocati da larghe e reiterate diffusioni. di volantini. Tra le sue intenzioni quella di contribuire, in un Paese ancora diviso, alla formazione di un’identità nazionale in senso laico, coinvolgendo anche gli strati meno istruiti della popolazione e non ancora toccati dal processo unitario. Sindaco  di Roma dal luglio dello stesso anno e per un biennio ancora, Enrico Cruciani Alibrandi (1839  – 1921), un ingegnere ferroviario prestato alla politica, predecessore del più noto Ernesto Nathan. Il film venne proiettato in un ambiente chiuso presso la Sala Moderno  in piazza delle Terme a Roma. La proiezione di prova di quel primo film della nostra cinematografia avvenne qualche giorno prima, il 16 settembre, presso il Cinematografo Artistico di Livorno. 

Dopo la proiezione, Luciano Luciani e Luigi Della Santa sono passati a trattare la figura di un altro protagonista  del Risorgimento: lo scrittore Collodi, illustrato dal libro di Roberto Pizzi: Carlo Lorenzini. Il padre di Pinocchio. A 200 anni dalla sua nascita.

Ne è emerso un Collodi molto più vasto dell’autore consegnato universalmente alla fama dal suo burattino: il volontario delle guerre d’indipendenza, il giornalista politico e satirico, l’intellettuale immerso nelle vicende dell’Italia risorgimentale e poi progressivamente disilluso rispetto agli esiti dell’Unità. Nel mondo del burattino c’era l’Italia povera e contraddittoria dell’Ottocento, con le sue ingiustizie, la fame, le autorità talvolta paradossali, la fatica di crescere e la possibilità di cambiare attraverso l’esperienza e l’educazione. E i bambini diventavano il punto da cui ricominciare. La scrittura per l’infanzia, l’istruzione, l’educazione e infine Pinocchio entravano così in un progetto più grande della semplice letteratura per ragazzi.

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